top of page

In un pc i segreti di Igor

  • 17 dic 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

LA CATTURA DEL “RUSSO”. SEQUESTRATI I SUOI APPARECCHI ELETTRONICI. OGGI DAVANTI AL GIUDICE


BOLOGNA. Sono gli oggetti sequestrati al momento dell'arresto in Spagna la 'miniera' da cui gli investigatori contano di estrarre le informazioni per ricostruire movimenti e contatti di Norbert Feher: cellulare, tablet, pc, chiavette usb. Finalmente chi indaga ha un punto concreto da cui par- tire per smascherare gli appoggi e tracciare il percorso che ha portato 'Igor il russo' dalle zone umide dell'Emilia alle montagne dell'Aragona dove è spuntato e ha ucciso di nuovo, prima di essere catturato nella zona di Teruel nel-a notte tra il 14 e il 15 dicembre.

In questi mesi infatti segni certi di un suo passaggio non erano stati mai rilevati. Nel mirino c'era- no alcune persone che si pensava potessero averlo aiutato, anche fornendo documenti falsi e un passaggio, qualcuno dice a bordo di un camion. Ci sono sospetti, su una decina di nomi, che po- tranno essere rafforzati da quanto racconteranno i supporti infor- matici nella sua disponibilità, che potranno essere confrontati con la rilevante mole di dati raccolta

in otto mesi di indagini in Italia.

Cellulare, tablet, pc, chiavet- te erano in uno zainetto, nel pick- up rubato e abbandonato da Feher prima dell'arresto. Gli investigatori - ufficiali dei carabinieri sono volati in Spagna per coordinarsi con i colleghi iberici - sono in attesa poi degli esami balistici su due delle quattro pistole che il ser- bo aveva con sé e che potrebbero essere quelle rapinate in Italia, mentre le altre due le aveva prese, insieme al furgone, ad una delle sue ultime vittime - due agenti della Guardia civil e un allevatore - in una fattoria di El Ventorillo.

Oggi il serbo, in cella a Teruel e per i media spagnoli non inten- zionato a collaborare, si presente- rà davanti al giudice Carmen Lamela, in videoconferenza, per la convalida: bisognerà vedere se ri- sponderà alle domande che il magistrato, in contatto con il pm di Bologna Marco Forte, gli porrà. Agli investigatori spagnoli è stato inoltre suggerito di cercare i covi di Feher nell'area in cui è sta- to localizzato: in 'tane' e bivacchi tra le paludi del Ferrarese aveva lasciato tracce e difficilmente, è convinto chi indaga, avrebbe perso l'abitudine.

Tutto può rivelarsi utile per capire come il killer abbia raggiunto l'Aragona, con che mezzi, con quale tragitto e chi lo ha aiutato. Per ora è stata focalizzata una 'rete', strana e fluida: parenti, ex compagni di carcere, conoscenti che lo avevano incontrato in altre epoche e che si sarebbero messi a sua disposizione. Elementi convincenti avevano portato a immaginare fosse in Spagna, pur senza indicare dove esattamente. Soprattutto Malaga era la città su cui si puntava: lì avevano portato le tracce di un romagnolo che aveva condiviso una cella con Feher. Ma anche l'Austria era una pista 'calda' e proprio da Vienna è appena rientrato il Pm Marco Forte: lì sarebbero stati rilevati messaggi whatsapp da una sorta di inter- mediario che comunicava con altre persone in Serbia, riconducibili al latitante.

Indizi e ipotesi non hanno però potuto evitare una nuova tragedia. Quando, infatti si è visto braccato da chi stava indagando su alcune rapine senza sapere con chi aveva a che fare, 'Igor' ha seminato ancora terrore. Le famiglie delle vittime spagnole hanno pianto i loro morti, con i funerali celebrati in giornata a Teruel.

E anche i parenti del barista Davide Fabbri e del volontario Valerio Verri non trovano consola- zione. I primi chiedono ai pm di chiudere rapidamente le indagini per poter aprire la strada al risarci- mento, i figli di Verri non sembrano convinti dalle affermazioni del procuratore Giuseppe Amato: "Ha elogiato i carabinieri, ha detto che va bene così: ne prendiamo atto", le parole di chi da mesi ribadisce che il padre è stato mandato allo sbaraglio in una zona che andava chiusa.


Commenti


bottom of page