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In venti rinviati a giudizio

  • 22 mag 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


MONDO DI MEZZO/UN ALTRO FILONE DELLA MAXI-INCHIESTA APPRODA A PROCESSO

ROMA. Un altro filone della maxinchiesta sul Mondo di mezzo approda a un processo. Il terzo segmento dell’indagine che ha sconvolto i palazzi della politica all’ombra del Campidoglio arriva al vaglio del tribunale su disposizione del gup che ieri ha rinviato a giudizio venti persone accusate, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, rivelazione del segreto d’ufficio e finanziamento illecito per fatti avvenuti tra il 2011 e il 2014. La prima udienza è stata fissata al prossimo 19 settembre davanti ai giudici dell’ottava sezione penale.Agiudizio, tra gli altri, l’ex capogruppo Pd inCampidoglioFrancescoD’Ausilioel’exdirettore generale di Ama, Giovanni Fiscon e il ras delle cooperative romane, Salvatore Buzzi. Il giudice, inoltre, ha condannato in abbreviato a un anno di reclusione Emilio Gammuto, collaboratore di Buzzi, a cui erano stati inflitti tre anni nel filone principale. Nel procedimento sono coinvolti anche gli imprenditori FabrizioAmore e Flavio Ciambella, Fabio Tancredi, ex direttore del decimo Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde-Protezione civile di Roma Capitale. Per l’ex sindaco di Sant’Oreste Sergio Menichelli e Raniero Lucci (collaboratore di Buzzi) e Marco Placidi (ufficio tecnico comune di Sant’Oreste) il giudice ha disposto la trasmissione degli atti per competenza alla Procura di Tivoli. Quanto alle principali posizioni il pm Luca Tescaroli contesta all’ex capogruppo del Pd al Comune ed al suo ex collaboratore Nucera corruzione e di finanziamento illecito per essersi posti, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, al “servizio di soggetti legati al gruppo Buzzi”. Nell’ambito di ciò entrambi avrebbero ricevuto, secondo l’accusa, nel 2014 da Buzzi “la somma di almeno 12.240 euro” oltre alla promessa di altri 50 mila, anticipo di 130 mila complessivi, in cambio “dell’ approvazione della liquidazione dei debiti fuori bilancio del Comune di Roma e la corresponsione del 5 percento del valore economico dei lotti assegnati con dieci procedure negoziate indette dal Dipartimento Tutela Ambiente”. All’ex dg di Ama Fiscon sono contestati la turbativa d’asta di almeno quattro gare di appalto e di corruzione per aver ricevuto da Buzzi “utilità consistite nell’organizzare in sede di consiglio comunale e di giunta il consenso politico necessario alla sua riconferma come dg diAma” a fronte di una iniziativa dell’allora sindaco Ignazio Marino per la sostituzione.


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