Inferno dalla mano dolosa: tutti a casa per la nube nera
- 5 gen 2018
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Pavia/Incendio divampa in un capannone non autorizzato allo smaltimento dei rifiuti
MILANO. Dopo 24 ore di preoccupazione appare rientrata l'emergenza dell'ennesimo incendio che, in Lombardia, ha riguardato un capannone riempito di rifiuti industriali e poi dato alle fiamme. I primi dati sulle analisi dell'aria, infatti, non farebbero emergere "dati preoccupanti", mentre gli accertamenti sulla dinamica porterebbero ancora una volta alla pista dell'azione dolosa. È questo il bilancio dell'incendio divampato la mercoledì sera intorno alle 19.30 (ore italiane) a Corteolona e Genzone, nella Bassa Pavese, che ha coinvolto un'area dismessa di circa 2mila metri quadrati creando timori tra gli abitanti della zona, per fortuna abbastanza isolata, per i fumi irritanti che poi, per via del vento, si sono diffusi verso la provincia di Lodi. I vigili del fuoco, arrivati dalle province di Pavia, Milano e Lodi hanno lavorato per tutta la notte per domare l'incendio, ma continuano a lavorare per le operazioni di "smassamento", ovvero di rimozione dei materiali carbonizzati. La Regione Lombardia si farà carico dei costi di bonifica. Il capannone poi probabilmente dovrà essere demolito perché pericolante. La sua anima in acciaio svetta tra i campi, con il tetto squassato dalle temperature roventi, mentre tutto intornotonnellate di montagnette nere nascondono rifiuti ignoti, stoccati abusivamente dato che l'area non dispone di alcuna autorizzazione. Una delle tante discariche abusive presenti in Lombardia, insomma, sulle quali le inchieste delle Dda hanno messo a nudo gli interessi della criminalità organizzata. Tra i casi più recenti ed egualmente poco chiari quello del 5 settembre scorso, quando andò a fuoco lo stabilimento della ditta "Eredi Berte'" a Mortara, quello del 25 luglio a Bruzzano, a Milano, e quello di ottobre a Cinisello Balsamo (Milano). La pista dell'azione volontaria è stata imboccata da subito dato che l'assenza di elettricità, che nel capannone era staccata da tempo, non lascia molte possibilità circa le cause del rogo. Il periodo invernale, infatti, con temperature che di notte vanno sotto lo zero, porta a escludere un'autocombustione. Al momento i carabinieri e i forestali del comando provinciale di Pavia stanno compiendo accertamenti sia sulla proprietà sia sentendo possibili testimoni. Il capannone, di proprietà di una persona fisica, era stato dato in gestione a una società immobiliare per essere affittato. Ora bisognerà risalire a chi vi abbia operato, anche se, come in questi casi accade spesso, è probabile che i titolari, di Milano, dichiarino di non sapere nulla. La presenza di camion "sospetti" era stata segnalata. Ma in quella zona gli autoarticolati sono all'ordine del giorno. In più l'area era chiusa solo su due lati, il che non aiuterà a circoscrivere eventuali responsabilità. Il prefetto di Pavia, Attilio Visconti, ha precisato che il sito "non era noto alle autorità competenti al rilascio delle necessarie autorizzazioni ambientali".
















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