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Influenze russe sulla Brexit



GB/ASPRO BATTIBECCO CON LAVROV DURANTE LA VISITA DI JOHNSON A MOSCA

MOSCA. Dopo oltre cinque anni un ministro degli Esteri britannico ha messo di nuovo piede in Russia, ma le tensioni nei rapporti tra Mosca e Londra non sembrano allentarsi. Boris Johnson e Serghiei Lavrov hanno infatti dato vita a un aspro scambio di battute sulle presunte ingerenze russe nella politica interna dei Paesi occidentali, e in particolare nel referendum con cui Londra ha deciso di uscire dall'Unione europea. Alla conferenza stampa seguita a un'ora e mezza di colloqui a porte chiuse, Lavrov ha tentato di smarcarsi dalle accuse affermando ancora una volta che non esistono prove dello zampino russo nel referendum per la Brexit: "Lo ha ammesso anche Johnson", ha detto tirando in ballo il suo omologo. Ma il conservatore britannico lo ha subito interrotto: "Ho detto che le intromissioni di Mosca non sono andate in porto, non che non ce ne siano state", ha precisato Johnson. Che poi ha persino auspicato un riconoscimento della propria responsabilità da parte del governo russo. "Tutte invenzioni dell'Occidente", ha replicato Lavrov parando il colpo. "Cer- to che è difficile saltare giù dallo steccato su cui vi siete arrampicati". I colloqui tuttavia hanno segnato una timida apertura nei rapporti tra i due paesi, ormai ridotti ai minimi termini. Che le relazioni siano "a un livello molto bas- so" Lavrov lo ha chiarito subito, proprio all'inizio dell'incontro con Johnson. E questi non ha esitato a confermare tale giudizio: "Le cose tra di noi non vanno tanto bene al momento", ha detto il ministro britannico. Ma poi ha anche sottolineato che è tempo di "voltare pagina" e di andare avanti. Immancabilmente la discussione ha riguardato i temi scottanti dell'attualità internazionale: Siria, Corea del Nord, Ucraina, programma nucleare iraniano. Su questi punti i due ministri non pare abbiano tuttavia raggiunto alcuna intesa concreta. Ma in compenso, alla fine dell'incontro Johnson e Lavrov hanno cercato di smussare l'alterco. "Di Boris - ha detto Lavrov - mi fido a tal punto che sono pronto a chiamarlo Borìs, alla russa". "E io - ha replicato Johnson - ho tanta fiducia in Serghiei Viktorovich che entrando gli ho lasciato il mio cappotto con tutto ciò che c'era nelle tasche". Il gelo tra i due Paesi comunque per- mane. E lo conferma il fatto che Putin, con la scusa di un'agenda troppo fitta di impegni, non ha ricevuto il capo della diplomazia britannica. Anzi, parlando nelle stesse ore a un vertice del ministero del- la Difesa, ha lanciato una stoccata contro Washington: la sua nuova strategia per la sicurezza nazionale - ha tuonato - "è senz'altro aggressiva".


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