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Inizia la fuga da Aleppo

  • 31 lug 2016
  • Tempo di lettura: 3 min


BEIRUT. Solo poche decine di persone, qualche famiglia, hanno finora lasciato Aleppo dai quattro corridoi umanitari aperti dalle forze governative e dai loro alleati russi e facilitate da un cessate il fuoco di almeno 48 ore. E qualche ribelle esitante, secondo Damasco, ne avrebbe approfittato, presenta- tosi al nemico tenendo il mitra sopra alla testa, dell'amnistia offerta dal regime.

Ma l'esodo non sembra esserci stato: "Non abbiamo evidenza che ad Aleppo sia iniziata un'evacuazione volontaria di civili eccetto che per alcuni dispacci di media governativi siriani che parlano di qualche iniziale movimento", ha detto all'ANSA l'inviato speciale dell'Onu per la Siria Staffan de Mistura.

E in serata poi i media di regime hanno affermato che i ribelli stavano impedendo con la forza alla popolazione di fuggire. E prima o poi la morsa di morte e distruzione si richiuderà sulla città ribelle assediata, ridotta - pare - alla fame, colpita giornalmente da raid aerei e cannonate e dove tuttora sono rinchiuse circa 300.000 persone.

L'esercito di Bashar al Assad controlla saldamente l'unica via di accesso ad Aleppo. I corridoi umanitari sono, ancora per poche ore, la 'via di fuga' offerta alla popolazione civile e l'ultima possibilità di avere la vita risparmiata ai ribelli, che controllano soprattutto i quartieri orientali della città.

"Questa mattina - scrive l'agenzia di stampa ufficiale siriana Sana - decine difamiglie se ne sono andate dai corridoi" allestiti "per consentire l'esodo dei cittadini assediati dai gruppi terroristi nei quartieri orientali".

Secondo le forze armate di Mosca, citate dall'Associated Press, solo 169 civili avrebbero lasciato Aleppo dal- l'apertura dei tre corridoi, solo 52 dei quali oggi, oltre a una settantina di ribelli. I civili vengono raccolti su pullman e altri mezzi e vengono trasferiti incentri di raccolta, che ne possono ospitare fino a 3.000.

"Ora ci sentiamo meglio perché siamo sotto la protezione dell'esercito. Che Dio ci protegga. Abbiamo sofferto

tanto per arrivare qui", racconta una donna di Aleppo alla tv di stato siriana.

Quanto ai ribelli che si arrendono, secondo l'agenzia ufficiale Sana, devono cedere le loro armi, vengono quindi interrogati dagli uomini della sicurezza di Damasco e infine firmano una dichiarazione in cui s'impegnano a non prendere mai più le armi contro il governo siriano. Ma un oppositore di Aleppo, Baraa al-Halaby, ha negato la resa di ribelli: "E' solo un giochino del regime. Nemmeno una persona se n'è andata".

Ma anche nei numeri forniti dal regime, l'operazione umanitaria, che ha ricevuto subito il plauso dell'Onu e l'offerta - per bocca di de Mistura - di lasciarne la gestione alle Nazioni Unite, sembra finora non aver sortito l'effetto sperato. Tutte dichiarazioni - sottolinea de Mistura, "non confermate da altre fonti".

"La gente a cui abbiamo parlato - racconta ad Al Jazeera l'inviato Mohammad Jamjoom - ci dice che proprio non si fida del governo e delle loro rassicurazioni".

Secondo l'emittente qatariota, elicotteri governativi stanno gettando limitati quantitativi di cibo e di dolci alla popolazione, insieme ai volantini che intima a chi può di allontanarsi dalla città. Ma le organizzazioni internazionali prevedono che per metà agosto ad Aleppo non ci sarà più cibo. L'opposizione ha la sensazione che il messaggio di un tragico e indilazionabile aut-aut: "Lascia finché puoi o muori di fame".

I militari russi propongono di aprirne altri di corridoi, ma per le famiglie, mentre il tempo scorre, i combattimenti potrebbero riprendere in tutto il loro furore da un momento all'altro e le uniche vie di fuga chiudersi, il dilemma per loro deve essere terribile.


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