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Iniziato il ritiro dalla Siria

UN PRIMO CONVOGLIO DI SOLI EQUIPAGGIAMENTI “TRASFERITO” IN KURDISTAN

BEIRUT. Gli Stati Uniti hanno cominciato ieri il graduale ritiro dalla Siria con un primo convoglio di mezzi, con a bordo solo equipaggiamenti e non truppe e che ha lasciato il Paese in direzione del vicino Kurdistan iracheno. Questo nel giorno in cui l'Italia ha annunciato, per bocca del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, di valutare la riapertura del- l'ambasciata a Damasco, chiusa poco dopo lo scoppio delle violenze nel Paese.

"Stiamo lavorando per valutare se e in che tempi sia necessario" riaprire l'ambasciata in Siria, ha detto il ministro. "Naturalmente è molto importante che la situazione in Siria vada verso prospettive più normali. Non c'è stata un'accelerazione in questo senso", ha aggiunto. 

L'Italia aveva ritirato l'ambasciatore dalla Siria e congelato i rapporti diplomatici con Damasco nel 2012, quando imperversava la repressione governativa delle proteste anti-regime e Roma si era unita ad altri dieci paesi, guidati dagli Stati Uniti, che spingevano per un cambio di regime.

Dalla Farnesina assicurano che di recente c'è stato un ordinario avvicendamento dell'incaricato di affari italiano, che svolgerà le sue funzioni attenendosi alla posizione con- cordata con l'Unione Europea.

Intanto in Libano è tornata alta la tensione dopo che Israele ha cominciato giovedì mattina la costruzione di un nuovo tratto di un muro in un luogo conteso della Linea Blu di demarcazione tra i due Paesi. Da Beirut, dove ieri in serata jet israeliani hanno sorvolato a bassa quota la città, il governo alleato degli Hezbollah filo-iraniani ha fatto sapere di voler protestare ufficialmente presso l'Onu per la presunta violazione. E l'esercito libanese ha intensificato la presenza dei propri uomini di fronte al sito del cantiere israeliano, tra la cittadina libanese di Adaysse e quella israeliana di Misgav Am. 

Dal canto loro, i caschi blu dell'Onu schierati nel sud del Libano (Unifil) hanno anch'essi intensificato la propria presenza e il numero di pattugliamenti nella zona. Una squadra di verifica di Unifil si è inoltre recata ieri nel luogo conteso della Linea Blu. Mentre il comandante in capo di Unifil, il generale italiano Stefano Del Col, ha presieduto giovedì il periodico incontro tripartito con rappresentanti militari di Israele e del Libano. 



Nel nord-est della Siria, il primo convoglio militare Usa ha lasciato ieri la Siria, ma dal dipartimento della Difesa hanno precisato che il convoglio non trasportava nessuno dei 2mila soldati americani ma solo equipaggiamenti. L'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) aveva riferito del passaggio di un convoglio di mezzi Usa al valico di Fish Khabur, che separa la Siria dall'Iraq. Da Mosca però si dicono poco convinti delle intenzioni americane: "Abbiamo l'impressione che stiano lasciando il Paese per rimanervi", hanno detto dal Cremlino. Eppure sul terreno, nell'enclave contesa di Manbij, nel nord della Siria ma a ovest dell'Eufrate, la polizia militare russa ha annunciato di aver preso posizione in aree dove fino a poco tempo fa si trovavano proprio soldati americani.

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