Inondazioni, nuovi guai per Rohani
- Redazione
- 1 apr 2019
- Tempo di lettura: 2 min
DOPO LE SANZIONI I CONSERVATORI IRANIANI STRINGONO D’ASSEDIO IL PRESIDENTE
Mojgan Ahmadvand e Alberto Zanconato

TEHERAN.Almeno 45 morti e devastazioni in gran parte del Paese: anche le inondazioni che hanno colpito l’Iran negli ultimi giorni contribuiscono ad acuire le tensioni politiche, con la magistratura, controllata dai conservatori, che preannuncia inchieste sull’operato del governo del presidente moderato Hassan Rohani. Mentre quest’ultimo e il comandante delle Guardie della Rivoluzione, Mohammad Ali Jafari, si scambiano accuse di inefficienza nella risposta alla crisi. Si allunga così la lista dei contenziosi, riguardanti in particolare il modo di affrontare la difficile situazione internazionale, con le pressioni americane sempre più forti.
Ad esacerbare ulteriormente i rapporti con l’Occidente, sottolinea Said Leylaz, uno dei più noti analisti riformisti vicini alle posizioni di Rohani, sono in particolare la pesante condanna inflitta recentemente all’avvocatessa e attivista per i diritti umani Nasrin Sotudeh e le difficoltà per il governo nel fare passare una legge per recepire le convenzioni internazionali contro il riciclaggio di denaro. La normativa è stata approvata dal Parlamento, ma è stata poi bloccata dal Consiglio dei Guardiani, controllato dai conservatori. Ora spetta al Consiglio per il discernimento, organo di mediazione tra le istituzioni, prendere una decisione, ma il fronte conservatore non desiste, affermando che le convenzioni forniranno ai “nemici” informazioni sensibili sulle transazioni finanziarie del Paese, in particolare a favore dellemilizie libanesi di Hezbollah. “Se non approveremo la legge - dice Leylaz all’Ansa - forniremo nuovi pretesti agli Usa e ad Israele, che vogliono conquistare l’opinione pubblica mondiale in funzione anti-iraniana”. Quanto a Nasrin Sotudeh, anche in Europa si sono levate forti le proteste per una serie di condanne contro l’avvocatessa per un totale di 148 frustate e 33 anni di reclusione (anche se dovrà scontarne 12, per quella più pesante, che si aggiungono a 5 già inflitti in precedenza). Secondo Leylaz, tale sentenza si spiega con la volontà delle fazioni radicali nella Repubblica islamica di “mettere ostacoli sulla strada di coloro che cercano di allentare le tensioni con il resto del mondo”. L’analista punta il dito soprattutto contro il sistema giudiziario, che a suo avviso crea questi ostacoli mentre invece “tace a proposito delle frodi finanziarie all’interno del sistema”. La pesantissima sentenza contro Nasrin Sotudeh e l’annuncio di un’inchiesta sul governo in relazione alle inondazioni fanno del resto seguito alla nomina a capo della magistratura di Ebrahim Raisi, importante esponente conservatore, già candidato alla presidenza della Repubblica sconfitto da Rohani nelle elezioni del 2017. Proprio quei Paesi europei che hanno reagito con forza alla sentenza contro Nasrin Sotudeh si sono rivelati “deboli”, afferma Leylaz, nel cercare di contrastare le sanzioni americane rein- trodotte dal presidente Donald Trump lo scorso anno quando ha deciso di uscire dall’accordo sul nucleare. Da 2,5 milioni di barili al giorno nel 2017, le esportazioni di petrolio iraniane si sono ridotte a poco più di un milione. Ma per bypassare le sanzioni Usa, afferma Leylaz, Teheran potrebbe ricorrere ad esportazioni sul mercato nero con l’aiuto di Turchia, Azerbaigian, Iraq, Afghanistan e Pakistan. E comunque, aggiunge, “fino a quando le esportazioni non scenderanno sotto 600-700 mila barili al giorno, l’establishment sarà in grado di controllare la situazione del Paese”.
















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