top of page

“Interrogatorio da evitare” 


RUSSIAGATE/I LEGALI DI TRUMP SCONSIGLIANO IL FACCIA A FACCIA CON MUELLER


WASHINGTON. Gli avvocati di Donald Trump non vogliono che il presidente si lasci interrogare dal procuratore speciale Robert Mueller che guida l’inchiesta sul Russiagate perché temono che il tycoon scivoli. La rivelazione è del New York Times, che cita fonti informate, e apre scenari inquietanti, tra cui una durissima battaglia legale e lo showdown finale fra Mueller e la Casa Bianca.

Il nodo Russiagate si conferma così particolarmente spinoso nell’anno elettorale, con il voto di metà mandato per il rinnovo del Congresso in programma a novembre. Un elemento che va ad aggiungersi a una serie di incognite politiche che passano anche dalla battaglia innescata al Congresso fra repubblicani e democratici.

Trump ha invocato di recente uno spirito bipartisan parlando alle Camere riunite in seduta plenaria per il discorso sullo stato dell’Unione, ma nei giorni seguenti ha subito cambiato tono, tornando ad attaccare i dem via Twitter o incontrando la sua base.

Come nel comizio in una fabbrica a Cincinnati, in Ohio, in cui ha accusato l’opposizione di essere stata poco americana e addirittura di tradimento per la scelta di rimanere impassibile in aula durante il suo intervento. “Ovviamente stava scherzando”, ha minimizzato la Casa Bianca, ma la battaglia è in corso, e in queste ore si concentra sulla possibile diffusione di un rapporto dei democratici sull’Fbi che si contrappone al memo dei repubblicani di cui Trump nei giorni scorsi ha disposto la pubblicazione.

La commissione Intelligence della Camera ha votato all’unanimità per pubblicare il memo dei dem e Trump ora ha cinque giorni per decidere se diffonderlo o meno. Ma c’è anche il dossier immigrazione in pentola, con la scadenza al 5 marzo per la sostituzione del Daca, il programma sui “dreamers” - gli immigrati irregolari entrati illegalmente negli Usa da minorenni - voluto da Barack Obama e revocato da Trump. Scadenza

che secondo il chief of staff della Casa Bianca, John Kelly, il presidente non è intenzionato a estendere, anche se l’accordo al Congresso ancora non c’è.

In questo clima si torna al Russiagate e allo spettro di una possibile accusa per intralcio alla giustizia. Trump in persona nelle scorse settimane si era detto più che disposto a parlare con Mueller, anche sotto giuramento: “Non vedo l’ora di farlo!”, aveva twittato, subito tuttavia frenato dai suoi legali, che avevano precisato che il presidente avrebbe seguito le loro indicazioni. Ovvero di evitare il “faccia a faccia”, stando a quanto rivela adesso il New York Times.

Rifiutarsi però vorrebbe dire aprire alla possibilità che Mueller ricorra ad un mandato che porti il presidente a testimoniare davanti a un grand jury, innescando così una battaglia legale destinata ad arrivare alla Corte Suprema.

Evidentemente alcuni dei consiglieri legali del presidente ritengono poco plausibile questa

opzione, convinti tra l’altro che Mueller non abbia la facoltà legale di interrogare il presidente su certi temi.

E’ allora questione di interpretazione della giurisprudenza e il pensiero di molti corre subito a Richard Nixon e al Watergate: quando Nixon si rifiutò di consegnare all’allora procuratore speciale registrazioni di conversazioni con i collaboratori, la Corte Suprema dispose diversamente perché - argomentò - il presidente, come tutti gli americani, non è al di sopra della legge.

E’ atteso intanto per la prossima settimana un colloquio di Steve Bannon, l’ex stratega di Donald Trump, con il procuratore Mueller, nonché una sua audizione a porte chiuse alla commissione Intelligence della Camera, rinviata per la terza volta perché non sono ancora stati negoziati i termini del colloquio.


Commenti


bottom of page