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Intervista al Magistrato Piercamillo Davigo , Presidente della II Sezione Penale presso la Corte su


Intervista esclusiva per America Oggi con il Magistrato Piercamillo Davigo su molte tematiche


Gentile Presidente, la storia della Repubblica italiana è

segnata dalla vicenda “Mani Pulite”, la cui incisività è stata

rilevante nel determinare il percorso della vita politica italiana.

Nasce da essa un confronto tra due modi di intendere la politica e la

stessa Magistratura, acuitosi sempre più, che crea equivoci e scontri.

Un Suo parere in merito.

Ritengo che sia stato un grave errore quello della politica

italiana limitarsi ad attendere gli esiti dei procedimenti penali

anziché svolgere autonome valutazioni sui fatti emersi ed in larga

misura non controversi.

Attendere le sentenze significa rimettere alla Magistratura la

selezione della classe politica, ma questo non è il nostro compito.

Se le corti avessero processato degli ex, già allontanati dai posti di

responsabilità dai loro pari, non ci sarebbe stata l’attuale tensione

tra sistema politico e sistema giudiziario.

Non possiamo non ricordare e non apprezzare gli splendori

della prima Repubblica al suo sorgere, subito dopo la seconda guerra

mondiale, che permisero allo Stato italiano il passaggio dalla miseria

al benessere. Cosa apprezza maggiormente del periodo storico definito

“Prima Repubblica”.

L’onestà di molti di quei politici. Quando De Gasperi si

recò negli U.S.A. si fece prestare un cappotto perché non ne possedeva

uno decoroso ed era il Presidente del Consiglio dei Ministri.

I Padri Costituenti, guidati dall’intento eccelso di porsi al

servizio della propria Nazione, rappresentano un esempio da imitare ed

un valore a cui riferirsi costantemente per la vita politica e per la

vita giudiziaria. Condivide l’opinione secondo cui la rinascita

economica è facilmente realizzabile se chi si occupa della vita

politica è animato non solo da intenti pragmatistici, ma dal potere

della conoscenza, radicata nei valori di una morale che pone al centro

l’essere umano.

Si.

La Magistratura e la Politica non possono essere considerate

forze avverse, ma impegnate su versanti diversi. Come deve essere

intesa l’indipendenza tra i due ambiti perché essa sia costruttiva e

generi benessere e progresso sociale?

Compito dei magistrati è fare i processi, compito dei

politici è governare o fare le leggi. Non vi è contrasto in ciò.

Tuttavia se, come è accaduto, vengono approvate leggi per impedire i

processi o cambiarne l’esito il conflitto è inevitabile.

Chi è vittima di ingiustizie spesso vive in solitudine il

proprio disagio e sente distante l’intervento di chi ha il compito di

salvaguardare i propri diritti, sia in quanto i tempi della giustizia

sono lunghi, sia perché i costi per accedervi sono spesso molto

elevati. Quali prospettive perché ci si avvicini sempre più ad un

modello agile e snello di procedimento giudiziario?.

Il problema è in parte il modello processuale farraginoso,

ma soprattutto l’eccessivo numero di procedimenti. È necessaria

l’abrogazione di molti reati e la trasformazione dell’udienza

preliminare in un filtro serio, oggi è un mero passaggio. Soprattutto

è necessario rendere poco conveniente agire o resistere in giudizio se

si sa di avere torto.

La comunicazione, in tutte le sue forme, intesa come veicolo

obiettivo e veritiero degli accadimenti umani, può facilitare il

lavoro della Magistratura nel trattare le vicende giudiziarie. Può

anche essere un intralcio quando essa è strumento di parte. Le chiedo

se ha mai dovuto affrontare le problematiche derivanti dalla relazione

con il piano della comunicazione, ossia con i media, nel corso del Suo

impegno in veste di Magistrato.

Molte volte ho subito diffamazioni da parte di testate di

proprietà o vicine a coloro che processavo.

C’è chi afferma che nuove leggi si rendono necessarie per

facilitare il lavoro della Magistratura. Un Suo parere in merito.

Serve un riforma organica del processo e del diritto sostanziale, ma non vedo nessuna azione in questo senso all’orizzonte.

Infine, ringraziandoLa, Le chiedo un Suo messaggio ai lettori

di “America Oggi” e a tutti gli italiani che vivono negli Stati Uniti.

Vorrei che fossero orgogliosi di essere figli di una Civiltà

che ha dato così tanto al mondo. Gli Italiani sono l’unico popolo che

è stato due volte leader nella storia: prima con l’Impero Romano e poi

con il Rinascimento. Alcuni degli altri hanno avuto una sola epoca

d’oro.


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