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Intesa Israele-Turchia dopo sei anni

  • 27 giu 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


ROMA. Sullo sfondo dell'agitazione aperta dal voto sull’uscita dall’Unione europea della Gran Bretagna, il primo ministro israeliano Benyamin Ne- tanyahu è sbarcato a Roma per un pressing diplomatico sulle prospettive di rilancio del processo di pace in Medio Oriente. Ma anche per annunciare un accordo con la Turchia atteso dal 2010.

Gli sforzi per riavviare i negoziati con i palestinesi facevano parte del menu della cena di ieri sera a Villa Taverna con il segretario di Stato ameri- cano John Kerry - anche lui nella Capitale, prima di andare a Bruxelles e Londra per fare il punto sui rapporti degli Stati Uniti con una Europa «ridisegnata» - e lo saranno nell'incontro di oggi con il premier Matteo Renzi.

Ma la tappa romana di Netanyahu segna soprattutto la normalizzazione dei rapporti con Ankara a sei anni dalla vicenda Mavi Marmara, quando Israele sparò contro la nave carica di aiuti per Gaza uccidendo 9 cittadini turchi.

L'intesa - che sarà annunciata oggi alla stampa da Netanyahu - è stata li- mata fino all'ultimo, e ancora ieri a Roma, dal sottosegretario agli Esteri turco, Feridun Sinirliolu, e per Israele dal capo negoziatore Joseph Ciecha- nover, il quale ha seguito la vicenda sin dall'inizio, e dal vice consigliere per la Sicurezza nazionale, Jacob Nagel.

Secondo le anticipazioni fornite sia dalla stampa turca che israeliana, l'accordo prevede l'indennizzo da parte di Israele ai parenti delle nove vittime e la possibilità che Ankara invii aiuti alla popolazione della Striscia di Gaza (at- traverso il porto israeliano di Ashdod), in particolare infrastrutture per acqua, elettricità e ospedali come richiesto dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

D'altra parte la Turchia rinuncia alla richiesta - inaccettabile per Israele - di rimuovere il blocco alla Striscia e ga- rantisce di non portare soldati israeliani davanti alle corti internazionali mentre Israele, dal canto suo, non pretende che Ankara interrompa il dialogo con Hamas, in cambio dell'assicurazione che il movimento radicale palestinese non compia azioni contro lo Stato ebraico dal territorio turco.

Non ci sarebbe invece la questione di due civili israeliani e dei resti di due soldati che si trovano nelle mani di Hamas a Gaza. Critiche dalla stampa israeliana in merito hanno costretto il primo ministro a parlare, in apertura del Consiglio dei ministri, di "molta disinformazione sull'accordo che sta prendendo forma".

"Proseguiamo negli sforzi palesi e segre- ti per riportare a casa (i resti di) Oron Shaul e Hadar Goldin, e i due israeliani trattenuti a Gaza. Non ci daremo pace finché non avranno fatto ritorno", ha assicurato il lea- der israeliano.

Intanto a Roma, alla vigilia della visita del segretario generale delle Nazioni Unite Ban

Ki-moon a Gerusalemme, Netanyahu ten- terà di ammorbidire l'imminente rapporto del Quartetto sullo stallo dei negoziati, appa- rentemente piuttosto duro con Israele.

Il premier cercherà anche di 'frenare' l'entusiasmo europeo e palestinese nei confronti della cosiddetta 'iniziativa francese': una Conferenza internazionale da tenere entro la fine dell'anno che imponga un calendario, paletti e incentivi per il rilancio del processo di pace in un pacchetto affidato all'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, trattenuta a Bruxelles dal caos Brexit.

Una iniziativa che non piace affatto a Netanyahu che, al contrario, preferisce il negoziato diretto con i palestinesi per non dover rispondere a precondizioni dettate dalla comunità internazionale.


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