“Io almeno pago le tasse”
- 1 nov 2017
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MILANO. Non si è limitato a difendersi ribadendo, come più volte ha fatto nel processo penale che gli ha dato ragione, che quei 2,6 milioni di euro in contanti, trovati in parte in un con- trosoffitto e in parte in Austria, sono di provenienza “lecita” perché frutto del suo lavoro, ma con la foga che lo contrad- distingue Fabrizio Corona è andato oltre.
Prendendo la parola davanti ai giudici della Sezione misure di prevenzione ha anche attaccato, prima esaltando la sua buona condotta di contribuente e poi criticando due politici con pendenze giudiziarie a Milano, l’ex governatore lombardo e senatore di Ap Roberto Formigoni e l’ex numero due del Pirellone Mario Mantovani.
“Io dalla galera ho pagato 2 milioni di euro di tasse, chi l’ha mai pagato un solo euro di tasse dalla galera, Mantovani? O Formigoni, che non andrà mai in galera? Io negli anni ho versato 9 milioni di tasse”, ha detto l’ex agente fotografico ai giudici che dovranno decidere se confiscare o meno gli ormai famosi contanti e anche la sua casa sotto sequestro.
Non si è fatta attendere la risposta con un comunicato di Formigoni: “Caro Corona, la
differenza fra te e me attiene a un campo a te sconosciuto: lo stile. Io non ho mai attaccato nessuno per difendere me stesso. Buona fortuna”.
L’ex “re dei paparazzi”, intanto, così come hanno fatto i suoi legali, gli avvocati Ivano Chiesa e Luca Sirotti, si è detto “pronto di nuovo a dimostrare la provenienza di ogni euro arrivato in nero e di ogni euro entrato nelle mie società per la mia attività dal 2008 in poi”. Con la sentenza del
12 giugno scorso, infatti, erano state spazzate via le contestazioni a Corona, tra cui l’intestazione fittizia di beni, su quei 2,6 milioni e che lo hanno portato nuo- vamente in carcere nell’ottobre 2016.
L’ex fotografo dei vip è stato condannato a un anno ma solo per un illecito fiscale su una cartella esattoriale, ma il pm della Dda Paolo Storari ha presentato ricorso in appello sulle accuse principali cadute ed è aperta una
nuova inchiesta per di- chiarazione infedele dei redditi e appropriazione indebita.
Quei contanti, secondo i giudici, erano i ricavi in nero dell’ex agente fotografico e non ha retto l’ipotesi della Dda secondo cui le somme potessero “avere un’origine diversa dall’attività imprenditoriale di Corona”.
Proprio su quanto accertato nel processo hanno puntato i difensori nel presentare alla Sezione misure di prevenzione le prove testimoniali e documentali. Alla fine dell’istruttoria (in aula il 14 e il 16 novembre) i giudici dovranno stabilire se confiscare, come chiesto dal pmAlessandra Dolci, o dissequestrare, come chiesto dalla difesa, gli oltre 2,6 milioni (più di 800mila euro sequestrati in Austria, dove a carico di Corona c’è un’inchiesta per riciclaggio) e la casa di via De Cristoforis. E se aggravare o meno la sorveglianza speciale disposta per l’ex fotografo dei vip nel2012.
Sopra, Fabrizio Corona (a sinistra) gesticola in aula accanto all'avvocato Luca Sirotti, uno dei suoi due legali, durante una pausa dell'udien- za davanti alla Sezione misure di prevenzione di Milano. Il tribunale dovrà decidere se confiscare gli ormai famosi 2,6 milioni di euro in contanti e la casa del fotografo
















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