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Ira di Mosca sulle ispezioni



USA-RUSSIA/SI INTENSIFICA LA “GUERRA DEI DIPLOMATICI”, LA CASA BIANCA TACE

NEW YORK. Sale la tensione fra Stati Uniti e Russia con una 'guerra dei diplomatici' degna dei peggiori anni della Guerra Fredda. Mosca ha tuonato contro la minacciata ispezione dell'Fbi nella sua missione commerciale di Washington, definendola "illegale", "un'aggressione senza precedenti". E ha promesso di riservare lo stesso trattamento agli Stati Uniti se Washington "non la smetterà di violare le leggi internazionali".

La Casa Bianca per ora tace e monitora l'esecuzione del suo ordine per la chiusura di tre sedi diplomatiche russe negli Usa, incluso il consolato di San Francisco. Proprio da lì, così come dalla sede di Washington, si sono alzate nelle ultime ore colonne di fumo: sono le carte bruciate dai diplomatici russi prima di abbandonare le sedi. L'ira di Mosca per l'ordine di chiusura si è trasformata in furia con l'annuncio delle ispezioni americane a San Francisco e Washington: sono un'occasione "per piazzare mate- riale compromettente" e dar vita a "provocazioni anti russe", ha accusato il ministero degli Esteri convocando il ministro pleni- potenziario americano presso l'ambasciata di Mosca Anthony Godfrey. "Se gli Stati Uniti violano l'immunità delle nostre sedi diplomatiche, faremo lo stesso con loro", è stato l'avvertimento lanciato da Mosca.

Con i toni dello scontro che si alzano sempre di più, una soluzione non sembra a portata di mano fra il Congresso, che non retrocede sulle sanzioni a Mosca, e Vladimir Putin, che ha annunciato che non andrà all'assemblea Generale dell'Onu di settembre.

Un'assenza pesante che manda all'aria le speranze di un disgelo dei rapporti fra i due paesi e di un possibile incontro con Trump per affrontare la questione a quattr'occhi.

Il giallo del fumo dalle due sedi diplomatiche russe poco prima della chiuse alimenta inoltre le tensioni, lasciando immaginare documenti riservati dati alle fiamme per nascondere segreti, forse anche sulle presunte interferenze di Mosca nelle elezioni.

Le indagini su questo fronte peraltro vanno avanti e tornano a dominare la scena della politica americana. Il procuratore Robert Mueller è entrato in possesso di nuovi carte, fra le quali la bozza della lettera scritta da Trump per licenziare l'ex direttore dell'Fbi James Comey.

Una missiva bloccata dal legale della Casa Bianca e mai recapitata a Comey ma che conterrebbe le vere motivazioni del presidente per licenziarlo.

Proprio le interferenze della Russia sul voto e i possibili contatti fra Trump e uomini vicini al Cremlino sono all'origine della guerra dei diplomatici. Lo scorso gennaio, in una delle sue ultime mosse, l'ex presidente Barack Obama ordinò a 35 diplomatici russi di lasciare il paese dopo che le indagini preliminari avevano rive- lato il tentativo di Mosca di influenzare le elezioni.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata però l'ultima ondata di sanzioni del Congresso contro la Russia.

La risposta di Mosca non si è fatta attendere, con l'ordine del Cremlino agli Stati Uniti di dimezzare la loro presenza diplomati- ca nel Paese.

Trump ha risposto con la chiusura di tre missioni diplomatiche. Ora tocca di nuovo a Putin.


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