Ira di Trump contro la Corea
- Redazione

- 21 giu 2017
- Tempo di lettura: 2 min

NEW YORK. Un’infamia. Donald Trump è furente per la morte dello studente americano Otto Warmbier. Era stato rilasciato pochi giorni fa dal regime di Pyongyang dopo 17 mesi di reclusione e lavori forzati, ma le sue condizioni erano subito apparse disperate. Il ragazzo, 22 anni, è tornato negli Usa in stato di coma a causa di danni cerebrali irreversibili. Non si è mai ripreso, e la sua vicenda sta ora indignando in maniera bipartisan tutta America. Cresce la pressione sulla Casa Bianca perché ci sia una risposta dura e adeguata al dittatore Kim Jong-un.
Ma c’è anche chi all’interno dell’Amministrazione Usa predica cautela. Il timore è che una risposta istintiva a Pyongyang sull’onda dell’indignazione possa provocare danni irreparabili, con una vera
e propria escalation militare in grado di coinvolgere l’intero sudest asiatico. Senza contare il destino de- gli altri tre cittadini americani ancora in mano al regime.
Il Pentagono intanto mostra i muscoli, inviando due supebombardieri sopra la penisola coreana in una prova di forza con pochi precedenti.
Il sorvolo è avvenuto nel corso di un’esercitazione militare congiunta delle forze armate americana e sudcoreana. Secondo quanto riferito dal ministro della Difesa di Seul, i bombardieri supersonici B-1B erano parte di un’operazione di routine. Ma per il regime di Kim Jong-un si tratta di una vera e propria provocazione. A Washington nel frattempo si lavora a nuove sanzioni.
Tra le ipotesi quella di vietare i viaggi per turismo in Corea del Nord, una misura che incontra sempre più consenso a Capitol Hill e che provocherebbe a Pyongyang un ulteriore danno dal punto di vista economico. E se la famiglia dello studente parla di ‘torture’, è proprio dal Congresso che si levano gli attacchi più duri al regime nordcoreano, accusato di “attbarbarici”. Il senatore repubblicano John McCain parla di “assassinio di regime”: “Warmbier ha vissuto l’incubo in cui il popolo nordcoreano è intrappolato da 70 anni, fatto di lavori forzati, fame, crudeltà sistematica, tortura e omicidio”. “Gli Stati Uniti - ha aggiunto l’ex candidato alla Casa Bianca - non possono e non devono tollerare l’assassinio dei propri cittadini da parte di potenze ostili”. Persino la Cina, di fronte allo scomodo alleato, sembra prendere le distanze dal dittatore Kim, parlando a proposito dello studente americano morto di “vera tragedia”. Da Pechino arriva quindi un appello a Pyongyang e Washington perché trovino il modo di dialogare per una soluzione della crisi. Barack Obama intanto difende gli sforzi della sua Amministrazione per la liberazione di Otto Warmbier e degli altri americani prigionieri in Corea del Nord. ‘’Durante l’Amministrazione, la nostra priorità è stata quella di assicurare il rilascio degli americani detenuti all’estero’’ afferma Ned Price, portavoce di Obama. ‘’I nostri sforzi per Warmbier non si sono mai fermati, neanche negli ultimi giorni dell’Amministrazione’’.
















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