Iran, grandi manovre Usa
- Redazione
- 12 mag 2019
- Tempo di lettura: 2 min
WASHINGTON INVIA I MISSILI PATRIOTS E UNA NAVE ANFIBIA NEL GOLFO PERSICO

WASHINGTON. Gli Stati Uniti flettono i muscoli contro le potenziali minacce iraniane inviando nel Golfo Persico anche una nave anfibia e una batteria di missili Patriot. Ad autorizzare il rafforzamento delle difese americane nell’area è stato il capo del Pentagono Patrick Shanahan. La nave anfibia in arrivo è la Arlington, che trasporta marines, veicoli anfibi ed elicotteri utilizzabili in vari tipi di operazioni militari. Nel frattempo il Dipartimento di Stato ha autorizzato anche la vendita di Patriot al Bahrain. Le ulteriori mosse americane, secondo fonti militari citate dai media Usa, sono legate al fatto che Washington non ha visto alcun cambiamento di postura da parte di Teheran dopo l’annuncio dell’invio di una flotta da guerra guidata dalla Abraham Lincoln e di una squadra di bombardieri B52. Gli Stati Uniti hanno giustificato le operazioni sulla base di informazioni di intelligence secondo cui ci sarebbero “minacce credibili” di attacchi alle forze Usa nella regione, in particolare dopo che Washington ha designato come gruppo terroristico straniero i Guardiani della rivoluzione islamica e Teheran ha risposto in modo simmetrico con le truppe americane, equiparandole all’Isis. Alcune fonti militari riferiscono che gli iraniani hanno caricato e trasportato missili in piccoli battelli sul Golfo Persico, altre che è aumentata la sorveglianza delle truppe Usa in Iraq da parte di milizie vicine a Teheran. L’amministrazione marittima Usa ha ammonito che l’Iran potrebbe colpire petroliere e altre navi commerciali con bandiera a stelle e strisce operanti nell’area del Golfo. L’Iran ha negato ogni piano di attacco ma ha ammonito che risponderà a qualsiasi uso della forza. Il rischio di un incidente, casuale o provocato ad arte, è dietro l’angolo, col pericolo di infiammare l’intera regione. Per ora sembra solo una dimostrazione di forza, soprattutto sul piano mediatico, se si tiene conto che la flotta da guerra era già nel Mediterraneo, che la nave anfibia ne sostituirà una analoga e che gli Usa hanno mantenuto a lungo quattro batterie di Patriot in differenti parti del Medio Oriente: la batteria in arrivo era stata tolta lo scorso anno. Ma si tratta pur sempre di segnali di escalation, dopo l’uscita di Washington dall’accordo sul nucleare e l’introduzione delle sanzioni, prima su banche e petrolio e ora anche sull’industria mineraria. Teheran ha reagito avvisando che se entro 60 giorni i restanti partner dell’accordo sul nucleare non soddisferanno le sue richieste per contrastare gli effetti delle sanzioni americane, la Repubblica islamica si sentirà libera di riprendere il cammino verso l’arricchimento dell’uranio e di sviluppare il reattore nucleare ad acqua pesante di Arak. “Gli Stati Uniti sono aperti al dialogo, disposti a parlare con l’Iran. Mi piacerebbe che mi chiamassero da Teheran”, ha detto a sorpresa Trump nei giorni scorsi, alimentando l’ipotesi di un dialogo nonostante le pressioni contrarie di quello che la leadership iraniana chiama il ‘team B’ del presidente, quello dei falchi interventisti, come il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Difficile però che la dirigenza iraniana decida di parlare con “l’inaffidabile” Trump.
















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