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Isis: strage di civili a Raqqa

  • 15 giu 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


BEIRUT. Dopo Mosul in Iraq, Raqqa in Siria entra sotto i riflettori dell’attenzione internazionale: l’Onu ha parlato di una “sconvolgente perdita di civili” nelle offensive anti-Isis in Iraq e Siria da parte della Coalizione internazionale a guida Usa. E Human Rights Watch denuncia l’uso di bombe al fosforo bianco su Raqqa da parte della stessa Coalizione. Questo mentre a Mosul miliziani dell’Isis resistono da settimane all’assalto delle forze governative irachene, e hanno ieri appiccato incendi il cui fumo nero ha avvolto l’ex ‘capitale dello Stato islamico’. Secondo le Nazioni Unite, ben 169mila persone sono fuggite negli ultimi due mesi da Raqqa, bastione Isis assediato dall’ala siriana del Pkk appoggiata dagli Stati Uniti. Paulo Pinheiro, presidente della Commissione indipendente internazionale incaricata dall’Onu di far luce sulle violazioni commesse in Siria, ha detto che l’obiettivo dell’offensiva anti-Isis è di “liberare” i civili di Raqqa e non di esporli al pericolo. Intanto proprio da Raqqa giungono notizie, non verificabili in maniera indipendente, dell’uccisione in bombardamenti aerei della Coalizione di un’intera famiglia che tentava di fuggire a bordo di una barca sul fiume Eufrate. Un’altra notizia riguarda il danneggiamento dell’antico minareto della Grande Moschea di Raqqa, risalente all’8/o secolo d.C. Attivisti pubblicano foto del monumento decapitato, ma non si hanno conferme indipendenti. Anche Human Rights Watch ammette che non può fornire certezze sull’eventuale numero di civili uccisi dall’uso di bombe al fosforo sganciate dai jet della Coalizione su Raqqa, come denunciato venerdì scorso da diverse fonti. Gli Usa hanno sempre smentito di aver fatto un uso illegale delle bombe al fosforo, che può provocare gravissime ustioni sulle persone. Secondo le convenzioni internazionali, queste armi possono essere impiegate per illuminare il campo di battaglia o provocare cortine di fumo, ma non per colpire aree abitate. “Indipendentemente da come sia usato, il fosforo bianco pone un alto rischio di ferite orribili e di lunga durata in città popolose come Raqqa e Mosul e in ogni altra area con alta concentrazione di civili”, afferma Steve Goose, direttore per il controllo sugli armamenti di Human Rights Watch. Poco lontano dal teatro di Raqqa, le forze governative siriane sono intantoavanzate a sud di Tabqa a spese di miliziani jihadisti e prendendo il controllo di un’area con giacimenti petroliferi. Analogamente, le forze di Damasco hanno consolidato nelle ultime ore il fronte a est di Palmira, verso Dayr az Zor, ultima roccaforte dello ‘Stato islamico’ al confine con l’Iraq e oggi investita da una potente tempesta di sabbia. Nell’estremo sud della Siria al confine con la Giordania, intensi raid aerei governativi si sono abbattuti per il 10/mo giorno consecutivo sui quartieri ribelli di Daraa. Nei bombardamenti sulla vicina Tafas sono morte 9 persone, di cui 3 minori, tutti membri di un’intera famiglia di profughi, secondo quanto riferito dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani.


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