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Israele pensò di usare l’atomica nel Sinai

  • 5 giu 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


TEL AVIV. Si chiamava in codice segreto «Operazione Samson» o «Giorno del giudizio» ed era l'ultima scelta per evitare una eventuale sconfitta durante la Guerra dei 6 giorni nel giugno del 1967: Israele avrebbe usato la bomba atomica nel Sinai per dissuadere l'Egitto di Nasser e imporre l'intervento della comunità internazionale.

La rivelazione è contenuta in un articolo del New York Times di oggi, anticipato dai media isra- eliani, basato su un'intervista dello scienziato nucleare Avner Cohen al generale in pensione Itzhak Yaakov che allora super- visionò il piano.

La rivelazione è stata tuttavia accolta in Israele con qualche scetticismo visto l'andamento della guerra e la repentina vittoria che a quell'epoca Israele riportò sull'Egitto.

Anche Michael Oren, ex ambasciatore in Usa, ora deputato del partito centrista al governo 'Kulanu' ed autore di una dettagliata ricostruzione storica della Guerra, ha espresso riserve sottolineando che nessun documento ufficiale, e non, dell'epoca fa cenno alla vicenda.

"Se ci fosse stato qualcosa - ha obiettato l’ex ambasciatore Usa - avremmo trovato maggiori prove".

Fatto sta che secondo Yaakov -morto nel 2013 ad 87 anni-il piano prevedeva che elicotteri e commando avrebbero gettato un ordigno sulla cima di una montagna nel Sinai a circa 12 miglia del- la base militare egiziana di Abu Ageila.

"Se hai un nemico e se questo dice che sta per buttarti a mare, ci credi. Come puoi fermarlo allora? Gli devi mettere paura", avrebbe raccontato Yaakov secondo Cohen, citato dai media, per far capire come si giunse alla decisione di mettere in piedi il piano.

Tuttavia non ce ne fu bisogno perchè appunto in due giorni Israele aveva messo in ginocchio l'Egitto distruggendo l'intera flotta aerea di Nasser ed ora stava avanzando nel Sinai. Per Yaakov però l'eventualità di sganciare un ordigno nucleare non era affatto peregrina: "Penso ancora - raccontò a Cohen - che quel giorno l'avremmo potuto fare".

Lo stato ebraico non ha mai confermato né smentito di avere ordigni nucleari nè centrali di questo tipo: se le affermazioni di Yaakov fossero ora sancite a livello ufficiale, sarebbe la prima volta che lo Stato ebraico rivela il suo arsenale. Non solo, ma se mai quell'intervento fosse avvenuto, sarebbe stata la prima volta dell'uso di un ordigno nucleare dalla Seconda Guerra mondiale quando gli Stati Uniti operarono a Hiroshima e Nagasaki.

Dopo circa due anni dalle prime rivelazioni fatte a Cohen - hanno ricordato i media - Yaakov fu arrestato in Israele e accusato di aver passato informazioni segrete con l'intento di danneggiare la sicurezza dello Stato. Yaakov fu assolto dall'accusa principale ma condannato per "comportamento non autorizzato" riguardo informazioni segre- te con una condanna a due anni poi sospesa.

A distanza di anni ora torna alla ribalta la rivelazione "dell'ultimo segreto" - come è stato definito - della Guerra dei 6 giorni, cominciata il 5 giugno di cinquanta anni fa.


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