Istat: 4,6 milioni «poveri assoluti»
- Redazione

- 15 lug 2016
- Tempo di lettura: 3 min
LO CERTIFICA UN REPORT DELL’ISTITUTO DI STATISTICA. INDIGNAZIONE PER IL RECORD NEGATIVO

ROMA. Circa quattro milioni e mezzo di persone in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta. Lo certifica un report dell'Istat che arriva proprio mentre alla Camera è in discussione, in prima lettura, il disegno di legge delega con le misure per il contrasto alla povertà e il rior- dino delle prestazioni sociali.
Nel 2015 l'istituto di statistica stima che le famiglie in condizione di povertà assoluta siano pari a 1 milione e 582 mila e le persone a 4 milioni e 598 mila, il nu- mero più alto dal 2005.
Un record negativo che ha sollevato indignazione. L'Unione nazionale dei consumatori parla di "vergogna nazio- nale" mentre Federconsumatori e Adue hanno ridotto i propri consumi, alimentari -11%, quelli relativi alle spese per la salute e per le cure -28,8%". Ri- spetto al 2014, secondo la Caritas, le persone in povertà assoluta nel 2015 sono quasi mezzo milione in più.
Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan rassicura che il Governo "è im- pegnato a migliorare le condizioni di vita dei cittadini", anche attraverso la ridu- zione della pressione fiscale, "e a creare occupazione.
L'occupazione è il primo strumento di contrasto delle diseguaglianze". Per ora, tuttavia, il quadro che emerge dalle statistiche è poco confortante. L'inci- denza della povertà assoluta si mantie- ne stabile negli ultimi tre anni per le fa- miglie, ma cresce se misurata in termini di persone: 7,6% della popolazione resi- dente nel 2015, 6,8% nel 2014 e 7,3% nel 2013.
Questo andamento nel corso dell'ul- timo anno si deve principalmente all'au- mento della condizione di povertà asso- luta tra le famiglie più numerose (per le coppie con 2 figli sale dal 5,9 del 2015 all'8,6%) e tra quelle di soli stranieri: si passa dal 23,4% del 2014 al 28,3% del 2015, con margini più accentuati al Nord (dal 24% al 32,1%. Segnali di peggiora- mento si registrano anche tra chi vive nelle aree metropolitane (sale dal 5,3% al 7,2%) e tra i 45-54enni.
La povertà assoluta invece diminui- sce se aumenta l'età del capofamiglia (ilvalore minimo, 4%, nelle famiglie con un'ultra 64enne come riferimento) e il ti- tolo di studio: se chi ha in mano i cordo- ni della borsa è almeno diplomato l'inci- denza della povertà è poco più di un ter- zo di quella rilevata per chi ha al massi- mo la licenza elementare. Si amplia l'inci- denza della povertà assoluta se il capo- famiglia è operaio mentre resta contenu- ta se la persona di riferimento è dirigen- te, quadro o impiegato. A livello territo- riale è il Mezzogiorno a registrare i valori più elevati di povertà assoluta. L'Istat stima anche l'incidenza della povertà relativa che viene calcolata sul- la base di una soglia convenzionale che individua la spesa per consumi al di sot- to del quale una famiglia viene definiti povera in termini relativi: nel 2015 sono stimate in 2 milioni 678 mila le famiglie in condizione di povertà relativa per un totale di 8 milioni 307 mila persone. L'intensità della povertà nel 2015 cor- risponde a una spesa media equivalente delle famiglie pari a 808,36 euro mensili; nel 2014 era di 811,31 euro mensili. Nel Mezzogiorno, alla più ampia diffusione della povertà si associa la maggiore gra- vità del fenomeno: la spesa media men- sile equivalente delle famiglie povere è pari a 785,75 euro, contro 804,23 euro rilevati nel 2014.
















Commenti