Istat/La “spia” rossa si spegne, verso una crescita più stabile
- 6 dic 2016
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In recupero dopo la lunga“frenata”.Bene industria,investimenti e mercato immobiliare

ROMA. Il ritmo di crescita dell'Italia va stabilizzandosi. Una novità dopo che da mesi, o meglio dall'inizio dell'anno, arrivavano solo segnali di rallentamento. L'indice 'spia' dell'Istat registra infatti un andamento piatto, disegnando una curva che viaggia dritta e non più a testa in giù. Cifre non ce ne sono, l'istituto di statistica non dà né numeri né approssimazioni (le cosiddette forchette) ma il grafico che riporta nella nota mensile sul mese di novembre parla chiaro: "L'indicatore anticipatore dell'attività economica recupera". Gli statistici li chiamano 'leading indicators', sentinelle in grado di dire qualcosa sul prossimo futuro. Tutto ciò partendo dal dato positivo del terzo trimestre, con il Pil salito dello 0,3% sul trimestre precedente e dell'1% su base annua. Un'accelerazione spinta dall'industria, con l'Istat che mette in evidenzia "il miglioramento del valore aggiunto nel settore manifatturiero" e "la ripresa degli investimenti". Quanto ai consumi delle famiglie, i segnali che giungono non sono sempre univoci: da una parte la spesa domestica resta sopra la soglia dello zero (+0,1%), dall'altra le vendite al dettaglio languono (-0,6%%), sempre considerando il periodo che va da luglio a settembre. Lasso di tempo in cui l'inflazione ha continuato ad oscillare intorno allozero. Intanto il mercato del lavoro fa segnare "una lieve riduzione" nel numero degli occupati. Cosa già nota, che l'Istat ricorda nel report mensile, dove fa, come di tradizione, un excursus delle rivelazioni più recenti, oltre a fornire qualche previsione. E a proposito l'Istituto fa sapere che "le aspettative degli imprenditori sulle tendenze dell'occupazione, riferite all'ultimo trimestre dell'anno, mostrano andamenti prevalentemente stabili". Novembre non è però stato un mese roseo per il 'sentiment' delle aziende manifatturiere (la fiducia è arretrata ai livelli di settembre). Ora bisognerà vedere cosa accadrà per dicembre e se e come gli esiti del referendum costituzionale possano incidere. Gli occhi sono quindi puntati sul Pil dell'ultimo trimestre dell'anno: secondo lo stesso Istituto di statistica basterebbe non scendere sotto lo zero per centrare il +0,9%, andando così oltre gli obiettivi del governo per il 2016 (+0,8% è il target fissato nel documento di economia e finanza). Un risultato che sembra a portata di mano dopo la nota mensile dell'Istat, dove si delinea "una prospettiva di stabilizzazione" sul piano, si intende, economico. E continua intanto la tendenza al rialzo del mercato immobiliare italiano che nel terzo trimestre del 2016 registra un +17,8%: da giugno a settembre sono passati di mano 265.323 immobili con una crescita che, se lievemente rallentata rispetto al trimestre precedente (era il 21,8% nel secondo trimestre), beneficia ancora di prezzi bassi e di basso costo del denaro. E' la fotografiache emerge dall'Osservatorio del mercato im- mobiliare dell'Agenzia delle Entrate relativa al periodo giugno- settembre. Scendono inoltre i tempi di vendita mentre per il residenziale aumenta ancora la per- centuale degli acquisti finanziati da un mutuo, che sono ormai l'80%. A trainare il mercato, stavolta, non più le abitazioni ma capannoni, uffici e negozi che sono stati protagonisti degli aumenti piùsensibili: l'aumento del terziario raggiunge quota +31,1%, oltre il doppio rispetto al trimestre prece- dente, il commerciale passa da +12,9% a +23,3%, il residenziale segna un aumento del 17,4%. Il produttivo gua- dagna un buon 24,5%. Anche il mercato delle abitazioni, comunque, continua a crescere in tutte le aree del Paese ed il Nord fa da traino, con un incremento pari al 22,3%, mentre il Centro e il Sud si assestano rispettivamente a +15,2% e +10%. Inoltre, in questo trimestre la crescita è stata superiore nei Comuni non capoluogo (+17,9%) rispetto ai capoluoghi (+16,4%). Genova domina tra le grandi città con una crescita pari al 25%; seguono Milano (+23,9%), Bologna (+21,5%), Torino (+20,4%) e Firenze (+13,3 per cento).
















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