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Italia, terra di conquista



La nuova ondata migratoria clandestina. Il porto di Palermo contro Salvini. Tornare alla legge, al di là dei buonismi di facciata

MA ALLORA è rivolta. E’rivolta contro il Governo italiano, contro il ministro degli Interni Salvini. Contro l’Italia e contro i cittadini italiani i quali rigano dritto, pagano le tasse e di questa babele accettata e favorita da Gentiloni, Renzi e altri personaggi ancora, non ne può più: più non tollera l’immigrazione clandestina, l’immigrazione indiscriminata; l’immigrazione proterva, prepotente, in vari casi violenta. Martedì scorso altri cento sbarchi sono avvenuti a Lampedusa mentre il porto di Palermo si è dichiarato disposto ad accogliere i migranti senza documenti. La nuova ondata proveniva come sempre dall’Africa e dal Nordafrica, ma meno male che il 14 mattina le autorità tunisine hanno fermato sul proprio territorio cinque jihadisti in procinto di sal- pare per l’Italia, in procinto di commettere atti di bieco terrorismo in Italia. Ma basterà questa presa di posizione da parte di Tunisi, e basteranno le altre che potranno verificarsi in Nordafrica? Crediamo di no. La spinta dell’integralismo arabo è poderosa, bene articolata, pensata con gelida e lucida follìa assassina. Fanno buona guardia i nostri servizi segreti, ma l’afflusso di genti dall’Africa in questi giorni sembra aver ripreso vigore; sembra aver ritrovato il pericoloso abbrivio e straconfermato che l’immigrazione clandestina risponde a un ben preciso progetto, quello - come s’è detto una settimana fa – di uccidere a lungo termine il connotato italiano, lo stile italiano (o quel che ne resta...), il modo d’essere italiani. Lo sbarco di martedì a Lampedusa è stato un affronto, un affronto smaccato, un atto oseremmo dire di guerra contro la nazione italiana. Due ragazzi dei cento immigrati rovesciatisi sull’isola che ormai scoppia di arabi e neri, in mare con ilarità e strafot- tenza hanno dichiarato a soccorritori maltesi: “No, grazie, noi preferiamo andare in Italia”. Ma ci rendiamo conto? L’Italia come terra di conquista. L’Italia come terra da sfruttare, spolpare, mungere. Si preferisce raggiungere il suolo italiano pur nella consapevolezza che Salvini non è affatto come i suoi predecessori più o meno recenti e che quindiricorre ai metodi forti giustificati da una situazione avvilente, mortificante, perfino umiliante. In parole povere, buona parte degli immigrati piombati sull’esausta Lampedusa se ne frega in maniera aperta e sfacciata del Governo Conte, del Ministro Salvini – dei cittadini italiani. E’ una provocazione. E’ una sfida. Sissignori, qui si configura l’atto di guerra. Qui si ha a che fare con parecchia gente la quale non ha nulla da perdere, gente per la quale il “pascolo” italiano è ancor più appetitoso che mai. Ugualmente deplorevole l’atteggiamento ora assunto dai responsabili del porto di Palermo. Un modo d’agire in netto contrasto con la linea intra- presa da Matteo Salvini due mesi fa. Un’iniziativa di chiara disobbedienza. Una sortita dagli effetti sicuramente devastanti se non si corre subito ai ripari. Ma pagherà qualcuno? Il timore è che, alla fine, nessuno pagherà. Ora – secondo varie fonti - il Ministro Salvini accetta d’accogliere in Italia venti migranti della nave “Acquarius”, non uno di più, la cifra è netta. Perché, questo? A nostro modo di vedere, la fa per avere poi le mani del tutto libere, l’uomo è scaltro, astuto, diremmo che possiede una furbizia conta- dina. E’ un grosso tattico. Ecco: Salvini da settimane parla di espulsioni a carico di immigrati clandestini. Le espulsioni sono già in atto, ma non sono ancora arrivate quelle grosse, quelle ingenti, quelle assai vistose che, in quanto tali, richiamano grande attenzione. Sembra adesso che esse siano dietro l’angolo. Ma si possono deportare madri e bambini, bambine? E’ possibile scaraventarle via e far tornare le donne adulte da dove esse dicono d’essere arrivate? No. Non si può. Non sarebbe civile, non sarebbe umano. Ma molte di esse sono accompagnate da mariti o fidanzati o conviventi vari. Che fare? Dare asilo a una famiglia di immigrati illegali? No. No neanche a questo. Che cosa rimane allora? Rimane la separazione, in numerose volte dolorosa, amara, assai dura, certo. Ma è un prezzo. E’ un prezzo da pagare. Ci si metta una buona volta in testa che in parec- chie occasioni c’è, eccome, un prezzo da pagare. E che quest’onere venga saldato. Che si torni a capi- re che l’immigrazione clandestina è un reato e che quindi esso va perseguito fino in fondo, senza indecisioni, senza tentennamenti. Atroce la sepa- razione? Certo, atroce. Ma necessaria. Come dice- vano giustissimamente i Romani, quelli pagani: “Dura lex, sed lex”. Si torni a quello spirito. Si torni a quell’azione. Si torni a quel linguaggio e si dimen- tichi soprattutto il facilissimo “buonismo” del Vati- cano il quale ci invita, sì, alla resa. Ma v’immaginate che cosa succederà se, e quando, Matteo Salvini firmerà l’atto con cui lo Stato italiano espellerà moltitudini di immigrati clan- destini marocchini, tunisini, algerini, nigeriani e al- tri ancora? Assisteremmo a dimostrazioni parec- chio ostili al Governo Conte. Dimostrazioni capeg- giate e guidate dal Partito Democratico, dai comu- nisti, dai cattolici, anche da elementi di altri partiti succubi di un internazionalismo che ci corrode, ci ottunde, ci paralizza. Manifestazioni che - statene certi – divamperanno a Roma come a Firenze, a Milano come a Torino e in altre città e paesi ancora. Non si manifesterà, no, contro l’euro che ha dimez- zato il nostro potere d’acquisto; non si manifesterà contro lo strapotere dittatoriale dell’Unione Euro- pea; non ci si scaglierà sui molto nocivi contratti a tempo determinato; non si prenderanno le parti di vecchi e vecchie sfrattati dalle loro antiche case esse in procinto di diventare residence di lusso o d’essere abbattute per far spazio alla costruzione dell’ennesimo volgare, deprimente, impersonale centro commerciale o supermercato o ad un’altra diavoleria del Capitalismo fuori controllo, d’un Ca- pitalismo sempre più avido e egoista. No. Si scen- derà in piazza in nome di poveri fratelli giunti soffe- renti da terre tanto lontane, da contrade remote. Si scenderà in piazza anche per difendere parassiti, sfruttatori, ladri, aggressori, stupratori. Il rumore sarà assordante anche nelle tv. Nei talk-show per un pezzo non si parlerà d’altro. A intervenire verranno invitati anche quanti nulla sanno del Positivismo, dello Strutturalismo, del- l’Idealismo; anche quanti non hanno mai veramente viaggiato attraverso Paesi e continenti, anche quanti non parlano una sola lingua straniera, anche quanti hanno magari preso il sole alle Maldive, ma non sono mai stati a Pienza o a Volterra, a Noto o a Positano. Verrà ossequiato anche chi nulla sa della fresca, inimitabile Bauhaus; anche chi nemmeno sa che un giorno la formidabile Anna Magnani vinse l’Oscar. Ma è anche così che una nazione intende uccidere se stessa.


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