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Italia-Turchia, alta tensione

  • 20 apr 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

ISTANBUL. L’Italia si mobilita per Gabriele Del Grande. A 10 giorni dal fermo al confine con la Siria, dove stava facendo alcune interviste, il reporter e documentarista toscano è ancora trattenuto in un centro di detenzione amministrativa in Turchia.


Ieri non gli è stata concessa la possibilità di incontrare le autorità consolari né il suo legale. Un trattamento che ha fatto salire ulteriormente la tensione tra Roma eAnkara. Dopo la telefonata di martedì ai familiari, in cui ha annunciato l’avvio di uno sciopero della fame, Del Grande è rimasto senza contatti con l’esterno nel centro di identificazione ed espulsione di Mugla, sulla costa egea meridionale, dove era stato trasferito dopo la detenzione iniziale ad Hatay.

Le autorità locali, secondo fonti turche, dovrebbero autorizzare la visita consolare venerdì. Il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha chiamato il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu, per ribadire la “ferma richiesta del rilascio immediato” di Del Grande.Alfano ha spiegato di aver ricevuto il “massimo impegno” dal governo turco sul fatto che “le procedure verranno concluse al più presto”. “La questione delle procedure non può in alcun modo impedire l’assistenza legale e consolare e ogni forma di sostegno”, ha aggiunto il ministro, precisando che “il caso è seguito al massimo livello e con la massima attenzione possibile”. In Turchia, il dossier viene considerato “di massima sensibilità”.

A suggerire che le procedure per il rimpatrio del reporter “potrebbero essere non brevi” è il presidente della Commissione diritti umani, Luigi Manconi, secondo cui nelle presunte accuse a carico di Del Grande, tuttora non formalizzate, sarebbero emersi “profili di sicurezza nazionale”. Per questo, spiega Manconi, che si è fatto portavoce anche dei familiari, “oggi è indispensabile una mobilitazione” e “una stretta alleanza con le istituzioni per restituire Gabriele alla libertà”. Ora dopo ora, cresce la mobilitazione in Italia. Dal Senato, gli amici del reporter hanno lanciato un appello alle istituzioni firmato da giornalisti e artisti. Sul web, tantissimi utenti hanno aderito alla campagna #iostocongabriele per chiederne il rilascio. L’hashtag è stato rilanciato anche dall’ex premier Matteo Renzi.

Appelli in suo favore sono giunti dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, e da quello dell’Europarlamento, Antonio Tajani. Il M5s Europa, in un post sul blog di Beppe Grillo, chiede invece la convocazione dell’ambasciatore turco a Roma.

Numerose anche le iniziative in piazza. Manifestazioni sono state organizzate a Torino, Milano, Pisa. Al presidio di Lucca, la città di Del Grande, ha partecipato il governatore della Toscana, Enrico Rossi. All’Italia è stato offerto anche il supporto dal ministero degli Esteri tedesco: “Se ci sono possibilità di collaborare e di migliorare le possibilità di successo, lo faremo”.

L’interesse del governo tedesco è dovuto al fatto che tra i 153 giornalisti in prigione in Turchia, secondo l’ultima stima dell’osservatorio per la libertà di stampa P24, c’è anche il corrispondente turco-tedesco della Welt, Deniz Yucel. Due mesi fa, il reporter andò a consegnarsi a Istanbul alla polizia che lo ricercava. Da allora non ha più lasciato il carcere. Per lui, come per molti dei suoi colleghi detenuti, le accuse sono di “terrorismo”. Sul suo caso è intervenuto direttamente il presidente Recep Tayyip Erdogan, accusandolo senza mezzi termini di essere un “agente tedesco”. Un arresto che ha scatenato forti tensioni diplomatiche traAnkara e Berlino.

Il console tedesco a Istanbul ha potuto incontrare Yucel solo dopo 7 settimane di detenzione. Dopo la visita, ha spiegato che il reporter è in buone condizioni ma viene tenuto in isolamento. La sua liberazione non sembra all’orizzonte.

Nei giorni scorsi, Yucel si è anche sposato in carcere. Stando a Erdogan, la cancelliera Angela Merkel ne ha chiesto più volte il rimpatrio in Germania. Ma il presidente turco, in un’intervista tv alla vigilia del vittorioso referendum di domenica scorsa, ha chiuso la porta alla sua maniera: “Finché ci sarò io, mai”


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