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Italiani a Gracie Mansion


LA CITTÀ DI NEW YORK HA DATO UFFICIALMENTE IL VIA AL MESE DELLA CULTURA


NEW YORK CITY. Il sindaco di New York ha dato ufficialmente il via alle celebrazioni del Mese della Cultura Italiana, giovedì scorso nel corso di un ricevimento tenuto nei giardini di Grace Mansion. Bill de Blasio ha ospitato circa quattrocento fra personalità dipolomati- che, accademiche del mondo imprenditoriale comunitario e semplici italiani. In testa, il console generale Francesco Genuardi con i consoli generali aggiunti, Roberto Frangione e Isabella Periotto, oltre al direttore dell’Education Office del consolato, Carlo Davoli. Sul palco, anche diversi deputati statali italoame- ricani, personaggi pubblici e dello staff di de Blasio legati alla comunità. Pochi sindaci di New York interpretano come de Blasio l’italianità, sebbene l’attuale primo cittadino non sia quello che – per certo – vanti le radici più solide nel Belpaese: Da Fiorello LaGuardia (1934-1945, figlio di italiani) a Vincent Impellitteri (1950-53, nato nella siciliana Isnello), sino a Rudy Giuliani (1994- 2001, nonno pistoiese). Ma è l’intera famiglia de Blasio ad essere imbe-vuta d’italianità, dopo i frequenti blitz compiuti nelle principali città d’arte e nei paesi d’origine dei deBlasio. Giovanni, nonno del sindaco, è emigrato infatti dalle colline napoletane, da Sant’Agata de’ Goti, mentre la nonna, Anna Briganti, giunse dalla provincia di Matera, da Grassano. Il discorso del sindaco ha flirtato con i confini del tradizionale, poiché si è riferito a più riprese alle considerazioni standard dell’italianità: “L’italiano è la lingua più bella e sonora, la cultura italiana e la principale al mondo”. E ancora: “Non avrei potuto sposare una non- italiana più italiana” riferendosi alla First Lady, accanto a lui sul palco, Chirlane McCray. La quale come il marito snocciola un po’ d’italiano turistico. “Chi è fortunato abbastanza da essere italiano porta questa tradizione con orgoglio, e del resto chi non vorrebbe essere italiano?”. De Blasio ha poi citato alcuni dei componenti italoamericani dello staff: il presidente della School Construction Authority Lorraine Grillo; il direttore degli affari legislativi John Paul Lupo e degli affari federali Andrea Zuni- ga; così come a capo dello staff della First Lady siede Roxanne John; infine il capo degli eventi speciali di City Hall, Carla Matero. Il pubblico non ha certo dovuto perdonare nulla per questi accenni all’ovvietà delle origini e culturale, in quanto la genuinità del sindaco è innegabile. Inoltre, l’entusiasmo e l’elettricità della serata hanno fatto il resto, e la gratidudine dell’uditorio è sfociata in diversi applausi. Del resto, il sindaco ha rivelato che il figlio Dante (“come non poteva col nome che si ritrova?” ha chiesto) dopo aver seguito il corso di italiano a Yale, la scorsa estate è andato a Siena a perfezionare la lingua. De Blasio ha voluto che la serata si concludesse con l’assegnazione di un riconoscimento ad uno degli italoamericani che più ha inciso nella diffusione della nostra cultura negli Stati Uniti: John Turturro. “Se non avete visto il suo film ‘Passione’ – ha incalzato il sindaco – è questo il vostro compito a casa”. Sessant’anni il prossimo febbraio, sul podio con delle treccine rasta, l’attore e regista è figlio di un’immigrata di Aragona (Agrigento), mentre il padre è giunto da Giovinazzo (Bari). I due non potevano che incontrarsi a Brooklyn, dove John vive da sempre, oggi a Park Slope. L’apogeo del suo amore per la tradizione letteraria e culturale italiana, risiede forse in “The Truce”, il film del 1997 sul periodo trascorso da Primo Levi nei campi di concentramento nazista, “un progetto a cui ho lavorato per cinque anni con Paolo Rosi” ha spiegato Turturro, che sul set interpretava lo scrittore italiano autore di “Se questo è un uomo”. Per non parlare del tentativo di mettere in scena il teatro di De Filippo, pur caratterizzato da un modesto riscontro commerciale. Anche Turturro ha mostrato una tradizionale concezione della sua italianità quando ha accennato asacrifici effettuati dai miei genitori per consentirmi di realizzare il sogno della mia vita, quello di svolgere questa professione”, e del fatto che “occore sempre ricordarsi da dove si viene”. Il sindaco gli ha consegnato un attestato in cui il 6 ottobre 2016 è diventatato ufficialmente “John Turturro Day”. Tra le centinaia di italiani e italoamericani, si è notato anche Mico Delianova Licastro (responsabile per gli Stati Uniti del Coni Usa), che accompagnava i sette giovanissmi giocatori che lo scorso giugno hanno disputato il Torneo Minibasket di Matera. “Per i nostri ragazzi della squadra di pallacanestro del Coni USA, The Bbasketteers, è un onore esserci, come pure per i loro genitori, presenti in gran numero”. C’era anche il giudice Eugene Nardelli (ex presidente della Columbus Citizens Foundation), guida degli ‘angels’, ovvero “i sostenitori cha hanno sovvenzionato il nostro viaggio i Italia. Eleganti nella loro divisa ufficiale – ha proseguito Licastro – i giovanissimi giocatori hanno ascoltato e apprezzato i commenti del sindaco sulla grande influenza della nostra cultura in tutto il mondo, dello studio della ingua italiana, e dell’importanza di visitare in Italia i luoghi di origine delle pro- prie famiglie. I ragazzi hanno promesso al sindaco che l’anno prossimo ce la metteranno tutta per tornare con il trofeo di primi classificati”. Alla sua prima partecipazione, la formazione di New York-Grassano ha vinto infatti la finale per il terzo posto, a cui era giunta dopo aver vinto cinque partite su sei. Va da sè, che “De Blasio ha anche apprezzato i saluti che gli ho portato del suo collega di Grassano, Francesco Sanseverino, che ci ha ospitati nella sua cittadina durante la nostra partecipazione al torneo”. I bambini di N ew York, hanno infatti fatto squadra con quelli del paese del Materano. Fra i presenti Angelo Vivolo, presidente della Columbus Citizens Foundation (intervenuto con un saluto dal palco), componenti della comunità come Joe Di Pietro (Federazio- ne Queens), Nicola Trombetta (Federazione Campani), componenti dell’Italian Heritage and Culture Committee of NY ed organizzatori del Mese della e Cultura Italiana. Così come il fondatore del Mese della Cultura Italiana, Angelo Gimondo, l’attuale presidente Joseph Sciame, diversi componenti della Columbus Foundation. In rappresentanza del pianeta scuola, Josephine A. Maietta (presidente dell’Association of Italian American Educators) con alcuni dei componenti del consiglio d’amministrazione come Lisa Calello. E ancora, Joseph Cirnigliaro; Joseph Guagliardo (presidente del National Council for Columbia Associations in Civil Service), Vincenzo Milione (ricercatore al Calandra Instuitute), Joseph Koslosky (Chairman del The Josephine Foundation di Manhasset) ed il poeta napoletano Enzo Bi- fulco.


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