Japigia, clan in stile Sinaloa
- Redazione
- 26 ott 2019
- Tempo di lettura: 2 min
OPERAZIONE CONTRO LA MAFIA: 24 ARRESTI. MINACCE E ‘PULIZIA ETNICA’ IN UN QUARTIERE ASSEDIATO

BARI. Un intero quartiere sotto lo scacco della mafia, quella feroce delle 'stese' armate di ispirazione camorristica, delle 300 vedette con binocoli e kalashnikov a turno sui terrazzi, dei fuochi d'artificio per festeggiare un omicidio, delle case e auto date alle fiamme per la "pulizia etnica" del rione e per intimidire i rivali. È Japigia, quartiere a sud di Bari, dove il business della droga, spacciata soprattutto alle persone "cosiddette perbene", fruttava 60 mila euro al giorno e che, proprio attorno a quel business, ha visto consumarsi per mesi una guerra tra gruppi criminali iniziata con tre omicidi. Per tutti questi fatti gli uomini della Squadra Mobile di Bari, coordinati dai pm della Dda Ettore Cardinali, Fabio Buquicchio e Federico Perrone Capano, hanno arrestato 24 persone (7 già detenute) ritenute affiliate al clan Parisi-Palermiti e al gruppo rivale facente capo al pregiudicato Antonio Busco. Sarebbe stato proprio il tentativo di quest'ultimo, figlioccio del boss 'Savinuccio' Parisi, di affrancarsi dal clan ad innescare la guerra. Per punirlo, la sera del 17 gennaio 2017, fu ucciso un suo pusher, Francesco Barbieri. La risposta di Busco arrivò il 6 marzo con l'assassinio di Giuseppe Gelao (ritenuto autore dell'omicidio Barbieri) e il ferimento di Antonino Palermiti. Il 12 aprile fu poi ucciso, in reazione al delitto Gelao, il pregiudicato Nicola De Santis, su ordine - secondo i pm - del boss Domenico Milella, braccio destro di Palermiti. Quella sera, un proiettile forò la porta di un'aula del vicino liceo Salvemini, fortunatamente senza provocare vittime tra gli studenti in palestra. Oltre agli agguati, le indagini hanno ricostruito numerosi episodi di intimidazione diretti a eliminare o cacciare Busco, sul quale pendeva una "taglia da mezzo milione di euro", e la sua famiglia dal quartiere Japigia. "Era la sorte - hanno spiegato gli inquirenti - di chi si metteva contro il clan". Nell'ordinanza a firma del gip Giuseppe De Benedictis, sono riportati stralci delle intercettazioni in cui ricorre il riferimento alla serie tv Gomorra, alla quale gli indagati si ispiravano, arrivando a ritenere che "qua sembra che non devono fare Gomorra, devono fare Japigia". Gruppi armati a bordo di decine di moto che sparavano in piena notte nelle strade del quartiere interi caricatori di mitragliette, abitazioni di residenti, anche estranei al clan, assediate per consentire il controllo militare h24 dei luoghi sensibili: il tutto nella "omertà assoluta - ha detto il procuratore Giuseppe Volpe -, il fardello pesante che grava su quel quartiere".
















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