Kamala in corsa per il 2020
- Redazione
- 22 gen 2019
- Tempo di lettura: 2 min
CASA BIANCA//L’EREDE DI OBAMA SCIOGLIE LE RISERVE, I DEM SOGNANO
di Ugo Caltagirone

di Ugo Caltagirone
WASHINGTON. Donna, metà asiatica e metà afroamericana (la mamma è di etnia Tamil, il papà giamaicano). Nata e cresciuta nella California più liberal e anti-Trump che ci sia, dalla natia Oakland alla sua città d’adozione, San Francisco.
La senatrice Kamala Harris, av- vocatessa ed ex procuratrice, è quanto di più lontano e agli antipodi ci possa essere dalla figura del tycoon. In tutto e per tutto figlia di un Paese multirazziale e che si fonda sull’immigrazione. Esempio vivente di chi crede ancora che non ci debbano essere muri per chi insegue l’American Dream. Ora a 54 anni ‘l’Obama donna’ - come da tempo è stata ribattezzata - fa sognare milioni di elettori democratici che bramano il riscatto dopo la batosta nelle ultime elezioni presidenziali. Ha infatti sciolto le riserve in un’intervista alla Abc e in un video postato sui social, annunciando la sua candidatura alla Casa Bianca per il 2020 e lan- ciando un primo chiaro segnale all’attuale presidente: “Guardiamo al momento che stiamo vivendo: la gente merita una persona che davvero combatta per loro e che metta i loro interessi davanti ai propri interessi personali”.
Trump è avvertito. La senatrice Harris sarà un osso duro. Centrista, ma capace di intercettare molte delle istanze più progressiste, ha con sé non solo tanto talento, quello che lo ha portata a ricoprire la carica di procuratore generale della California dal 2011 al 2017, ma anche la forza di tante suggestioni: quella di poter diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti, ma anche la prima presidente espressione di due delle minoranze più radicate negli Usa, radici che affondano nell’Asia e nell’Africa. Quelle radici che nel 2016 ne fecero la prima senatrice con origini indiane e ‘black’ della storia. Ma Kamala ha un’altra carta che può risultare determinante per primeggiare nel superaffollato parterre che caratterizzerà le primarie democratiche: è considerata uno degli eredi di Barack Obama, che l’ha sempre sostenuta e che non ha mai nascosto un debole per la donna che una volta - creando uno dei rarissimi gossip della sua presidenza - definì “la procuratrice più bella in circolazione”.
Battuta per la quale l’ex presidente dovette addirittura chiedere scusa. Ma ora l’elevatissima popolarità e influenza di cui ancora godono gli Obama può essere un punto di forza indiscutibile. Harris è la quarta donna e scendere in campo per i dem dopo la senatrice progressista Elizabeth Warren, la paladina del #metoo Kristen Gillibrand e la deputata delle Hawaii Tulsi Gabbard. E sul fronte maschile, in attesa di sapere chi tra Joe Biden, Bernie Sanders o Beto O’Rourke deciderà di accettare la sfida, si intensificano nelle ultime ore le voci attorno ad altri due nomi anti-Trump: quello dell’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, 76 anni, che starebbe facendo le ultime valutazioni e che punta tutto sulla lotta ai cambiamenti climatici e alle armi da fuoco, e quello dell’ex Ceo di Starbucks Howard Schultz, 65 anni, ex sostenitore di Hillary Clinton ma intenzionato a correre come candidato indipendente. Quest’ultimo avrebbe già messo in piedi un suo team per le pubbliche relazioni guidato da Steve Schmidt, l’uomo che gestì la campagna presi- denziale del senatore repubblicano John McCain.
















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