Kamikaze a sua insaputa
- 7 apr 2017
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RUSSIA/JALILOV TRASFORMATO IN UNA “BOMBA AMBULANTE” DAI SUOI COMPLICI
MOSCA. Kamikaze "a sua insaputa". E' l'ultimo colpo di scena nell'indagine che vede impegnati gli inquirenti russi, determinati a capire i dettagli dell'attentato a San Pietroburgo che è costato la vita a 14 persone. E che nessuno, ad oggi, ha ancora rivendicato. Insomma, Akbarzhon Jalilov, il 22enne di origine kirghisa ormai considerato l'autore della strage, non si sarebbe fatto esplodere di sua spontanea volontà ma sarebbe stato trasformato in una "bomba ambulante" dai suoi complici. Una fonte vicina alle indagini ha infatti rivelato che sono "molti gli indizi" a sostegno di questa ipotesi. "Il suo comportamento, nonché il fatto che fosse stato radicalizzato da poco, non rientra nello scenario dell'attentatore suicida: questa categoria di persone viene preparata appositamente e a lungo", ha spiegato la fonte. Jalilov, probabilmente, avrebbe dovuto piazzare gli ordigni in due punti diversi della metro per massimizzare l'impatto, sfruttando il caos prodotto dalla prima esplosione, e poi fuggire; le bombe sarebbero state innescate da una telefonata, attraverso dei cellulari usati come 'micce'. Ma i suoi complici hanno evidentemente preso "un'altra decisione e lo hanno usato a sua insaputa", ha precisato la fonte. Capire la dinamica è naturalmente importante per comprendere con chi hanno a che fare forze dell'ordine e servizi di sicurezza. In mattinata sono state arrestate tre persone in un appartamentonella periferia est di San Pietroburgo, sempre di origine dell'Asia Centrale, che gli inquirenti ritengono abbiano avuto "contatti" con Jalilov. Nel corso della perquisizione è stato inoltre rinvenuto un oggetto sospetto, "potenzialmente esplosivo", compatibile per fattura con gli ordigni usati nell'attentato. Gli investigatori hanno finalmente trovato la pista 'giusta'? Si vedrà. Intanto l'allarme generato da alcune esplosioni avvenute in un appartamento vicino a quello dei sospettati si è rivelato infondato: non bombe ma "lavori edilizi" fi- niti male. Che hanno provocato il crollo di una parte di un palazzone di 16 piani. O almeno, questo è quello che hanno detto le autorità. Molti aspetti dell'attentato di lunedì restano infatti oscuri. L'Isis, ad esempio, ha rivendicato l'agguato di martedì scorso ad Astrakhan, costato la vita a due poliziotti. In nottata gli agenti della Guardia Nazionale hanno fermato quattro individui sospetti e nel corso di una sparatoria sono stati "liquidati". Secondo le informazioni diffuse, sarebbero proprio i responsabili dell'attacco ai poliziotti. E' una stranezza. L'Isis dunque rivendica 'l'attentatino' di Astrakhan ma non la strage nel metrò: un'incongruenza, per alcuni esperti russi di estre- mismo islamico. Jalilov, stando a Kommersant, potrebbe aver fabbricato la bomba seguendo le istruzioni di estremisti uzbeki che combattono in Siria. Ma per chi allora? Altri 'leak' sostengono che lo stesso Jalilov nel 2014 si era recato in Turchia e da lì, forse, in Siria. Forse, appunto.
















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