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Kiev, ucciso ex deputato russo

  • 24 mar 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

MOSCA. A Kiev sono da poco passate le 12:30. Il Paese è sottosopra perché la base militare di Balakliya, vicino ai confini con la Russia, sede del più grande deposito di armi e munizioni dell'Ucraina, è sconvolta da una serie di esplo- sioni che ha costretto le autorità a evacuare quasi 20mila persone. All'improvviso, davanti al centralissimo hotel Pa- lace, scoppia una sparatoria: sul selciato restano a terra tre uomini.

Uno di loro - freddato con due proiettili in testa - è l'ex deputato russo Denis Voronenkov, fuggito a Kiev lo scorso ottobre e noto per essere un critico accanito di Vladimir Putin. E la tensione sale alle stelle.


La doppia crisi, infatti, diviene ben presto una sola. Kiev, per bocca del portavoce del ministero dell'Interno, lega l'incidente di Balakliya all'uccisione di Voronenkov: una mossa coordinata di Mosca, "che sta apertamente conducendo contro di noi una guerra ibrida e strisciante".

Poco prima il procuratore generale militare Anatoli Matios aveva dichiarato che nella base si era udito "il rombo di un velivolo, simile a quello di un drone" e in seguito si erano verificate "due esplosioni". Matios ha quindi annunciato di aver aperto un'indagine criminale per "sabotaggio".

Intanto il presunto killer di Voronenkov, che indosso aveva un passaporto ucraino, viene trasportato in ospedale in gravissime condizioni, ferito a sua volta dalla guardia del corpo dell'ex deputato russo, pure lui ricoverato al pronto soccorso, benché non in pericolo di vita; l'assalitore, invece, spira sotto i ferri.

Per Kiev si tratta di un colpo durissimo. Voronenkov non è un esule qualunque. Laureato dell'università del ministero della Difesa, dal 1995 al 1999 ha prestato servizio negli organi della procura militare, professore presso l'università giuridica di San Pietroburgo e poi, dal 2011 al 2016, deputato al Parlamentoper i Comunisti e membro della commis- sione anti-corruzione, uno che ancora nel luglio dello scorso anno chiedeva di vietare in Russia Pokemon Go perché poteva essere usato come "strumento per partecipare ad atti di spionaggio e terrorismo". A settembre però non riesce a farsi rieleggere alla Duma e scatta la 'conversione’, con fuga a Kiev annessa e connessa. Qui rinuncia al passaporto russo e ottiene la cittadinanza ucraina. Quindi testimonia al processo contro l'ex presidente Viktor Yanukovich e inizia a rilasciare interviste brucianti, arrivando a paragonare la Russia di Putin alla Germania nazista, un regime in cui le perso- ne vengono "sbriciolate". Voronenkov è insomma un personag- gio controverso, definito da molti osservatori russi come "inaffidabile", un "faccendiere" dal curriculum non molto limpido. Sta di fatto che in Russia viene bollato apertamente come "traditore" e accusato un mese fa di appropriazione indebita e truffa. Il procuratore generale ucraino Yuri Lutzenko ha ad ogni modo definito "preziose" le informazioni fornite al processo. "Il suo omicidio", ha tuonato il presi- dente Petro Poroshenko, "è terrorismo di Stato da parte della Russia". Il Cremlino, dal canto suo, ha imme- diatamente definito "assurde" le accuse e il ministero degli Esteri si è anzi detto "sotto shock" per la morte di Voronenkov. "Kiev deve trovare i colpevoli", ha detto la portavoce Maria Zakharova, che ha poi sottolineato di non ritenere comunque "affidabili" le indagini ucraine. A Mosca a quel punto si è scatenata una 'gara’ per ribattere alle parole di Poroshenko e Evgeni Revenko, deputato e vice segretario del Consiglio generale di 'Russia Unità, ha persino addossato la colpa ai servizi di sicurezza ucraini, autori di "una provocazione cinica e crudele". Il presidente Putin non si è scomposto: in serata si è recato a teatro per assistere allo spettacolo 'L'Ultima Vittima’ di Alexander Ostroksky.


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