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L’Agcom frena Vivendi

  • 16 dic 2016
  • Tempo di lettura: 2 min

MEDIASET/PER I FRANCESI L’INGRESSO NELL’AZIONARIATO NON SAREBBE «OSTILE»


MILANO. Finito il primo tempo della partita Vivendi-Mediaset, con un intervallo che si prevede molto breve, la sca- lata dei francesi al gruppo media rimane anche al centro della politica, con il Movimento 5 Stelle - al cui interno i toni sono comunque diversi - che definisce il Biscione non strategico e l'esposizione del governo a difesa della proprietà italiana "totalmente inappropriato". Ma si muove anche l'Agcom, affermando che il controllore di Telecom e di Mediaset non potrebbe essere lo stesso, mentre Vivendi dice che il suo in- gresso nell'azionariato del Biscione non sarebbe "ostile". Il 'time out' tra i contendenti, che stanno misurando le forze in campo e studiando le prossime mosse, è stato sancito anche dalla Borsa: dopo un boom del 56% dall'inizio degli acquisti di Vivendi e del 30% dalla loro ufficializzazione, l'ultima è stata una seduta di parziali realizzi su Mediaset in Piazza Affari, con un calo dell'1,55% a 3,56 euro e scambi elevati. Si è mossa bene Telecom (+3,66% a sfiorare quota 0,8 euro) sulle voci di possibili acquisti da parte della 'galassia Berlusconi’ per restituire il colpo al mondo Bolloré. In realtà Fininvest e dintorni non hanno intenzione di sprecare risorse su operazioni di disturbo, peraltro costosissime, ma di blindare il più possibile il controllo del gruppo televisivo. L'ipotesi è infatti quella dell'acquisto di azioni proprie da parte di Mediaset, che ha già un mandato da parte dell'assemblea, ma il problema è legale, in quanto l'operazione potrebbe venir giudicata come 'concerto’ con il 5% già acquistato nell'anno da Fininvest e quindi far scattare l'obbligo di Opa, che non vuole nessuno. Tantomeno Vivendi, che potrebbe salire fino al 30% senza dover lanciare un'Opa, ma che per ora valuta gli effetti anche psicologici della sua mossa. Così da Parigi il gruppo francese dice che "per noi la partecipazione in Mediaset è strategica: certamente non è stato sollecitato, ma non è un atto ostile", spiega Vivendi. Che però potrebbe essere frenata, almeno sul piano 'politico’, dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: l'Agcom con una nota ha infatti specificato che "Telecom risulta il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, con il 44,7% del mercato prevalente delle Tlc, mentre Mediaset raggiunge una quota del 13,3% del Sistema integrato delle comunicazioni (Sic)", sottolineando che "questi dati evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società potrebbero essere vietate". Prima avevano preso posizione sem- pre con un comunicato i deputati M5S della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, criticando "un intervento dell'esecutivo a tutela di Mediaset quando lo stesso nulla fece contro l'aggressiva scalata di Vivendi a Te- lecom Italia, che invece era veramente strategica per il nostro Paese considerando l'infrastruttura di rete in suo pos- sesso". Per una 'difesa’ di Mediaset si sono invece espressi, tra gli altri, in modi diversi Salvini, Casini, Lupi, Fassina e anche la Federazione nazionale della stampa. Così come ha ribadito il suo appoggio ai fondatori del Biscione Intesa Sanpaolo: "Supportiamo Mediaset in questa operazione, è importante che le aziende italiane restino italiane", afferma il consigliere delegato della banca Carlo Messina.


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