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L’ago della bilancia è Sikh

CANADA OGGI AL VOTO/LA NUOVA STAR DELL’NDP DATO AL 18%: POSSIBILE ALLEANZA CON TRUDEAU



OTTAWA. "Dovresti toglierti il turbante se vuoi sembrare canadese", si èsentito dire in campagna elettorale al mercato di Montreal. Ma lui, JagMeet Singh, carismatico leader del Nuovo partito democratico (Npd), non si è scomposto per quella critica al copricapo della sua comunità religiosa sikh: "Penso che i canadesi assomiglino a tutti i tipi di persona", ha risposto, diventando egli stesso icona di quella diversità e inclusività che contraddistingue il Canada. Del resto sul suo profilo Twitter, prima di definirsi capo del New Democratic Party, spiega come pronunciare il suo nome: Jug come hug, ossia abbraccio, e Meet, che significa incontrare. È lui il volto nuovo e la sorpresa delle elezioni tesissime canadesi di oggi, che nei sondaggi vedono un testa a testa intorno al 33% tra il premier uscente Justin Trudeau e il leader conservatore Andrew Scheer. Una percentuale che porterebbe ad un governo di coalizione o di minoranza nel quale Singh sarebbe il kingmaker col suo 18% circa, che ne fa il terzo partito. Il leader del Npd ha già dichiarato che non sosterrà alcun governo di mi- noranza conservatore, spianando così la strada ad un possibile Trudeau bis, che però dovrà fare delle concessioni alla piattaforma progressista ancora più ambiziosa del suo rivale, soprattutto in materia di ambiente. Singh sembra aver sedotto l'ala sinistra dell'elettorato di Trudeau e quanti sono rimasti delusi dai suoi recenti scandali e compromessi, soprattutto giovani e donne. I suoi turbanti colorati, incorniciati su un folto barbone nero da santone indiano, hanno offerto un'alternativa più credibile ai calzini con le paperelle del premier. E non solo in termini di stile. Avvocato, 40 anni, praticante di arti marziali, figlio di immigrati indiani del Punjab, con un nonno rivoluzionario che combatté contro l'occupazione britanni- ca, Singh è il primo esponente di una minoranza a guidare un partito federale canadese importante, strappando al primo voto la leadership dei 'neodemocratici' nel 2017 col 53,8%. Prima aveva conquistato la stampa anche per la sua eleganza e il suo glamour. La sfida maggiore per lui è in Quebec, la seconda provincia più importante, dove è stata approvata recentemente una legge che va contro corrente rispetto al multiculturalismo, vietando ai funzionari pubblici di indossare indumenti religiosi come i turbanti o il hijab in nome della laicità dello Stato. Ma alle sue spalle c'è anche una ricca comunità indiana di oltre un milione di immigrati. Una comunità compatta, a differenza di quella italiana, altrettanto decisiva nelle elezioni (soprattutto a Toronto) con i suoi 1,5 milioni di persone ma schierata spesso su fronti contrapposti. Come a Montreal, dove per i liberali e i conservatori a duellare saranno due italiani: Patricia Lattanzio e Ilario Maiolo.

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