L’alpinista ferito è salvo
- Redazione
- 23 lug 2019
- Tempo di lettura: 3 min
PAKISTAN/CASSARDO È STATO TRASPORTATO VIA ELICOTTERO ALL’OSPEDALE DI SKARDU
di Irene Famà

TORINO. Due notti trascorse sul tetto del mondo, a oltre 6.800 metri d’altezza, sul Gasherbrum VII, una cima del Pakistan, ancora inviolata. Due notti in una truna nel ghiaccio scavata dal compagno di cordata Carlalberto Cimenti, detto ‘Cala’, per metterlo al riparo dalle raffiche di vento e dalle temperature di molto sotto lo zero. Francesco Cassardo, 30 anni, alpinista torinese, ha vinto la sua battaglia per la sopravvivenza. E ieri mattina all’alba è stato trasportato via elicottero dal monte pakistano al ‘Combined Military Hospistal’ della città di Skardu. Cosciente, stando a quanto riporta la Farnesina, ha riportato alcune fratture. Gli ulteriori accertamenti per verificarne l’esatto quadro clinico complessivo sono ancora in corso. “La Tac non evidenzia traumi alla colonna cervicale e all’addome e nessun versamento al cervello - spiega Irene, la sorella - Ha una frattura al polso. Forse anche al gomito e a qualche dito. Ci sono congelamenti alle mani e al naso. Se è in grado di volare, domani mattina potrebbero spostarlo a Islamabad. Contiamo di riportarlo a casa al più presto”. L’alpinista, residente a Rivoli (Torino), medico al pronto soccorso dell’ospedale di Pinerolo con la passione per la montagna, sabato 20 luglio è precipitato per oltre cinquecento metri durante la discesa dal Gasherbrum VII. Nonostante il dolore, è rimasto sempre cosciente. Vigile e lucido, è stato lui a fornire le informazioni necessarie per metterlo al sicuro. Vicino a lui, a meno venti gradi sotto zero, c’era l’amico ‘Cala’, compagno d’avventure, e altri quattro alpinisti che li hanno raggiunti a piedi, in una spedizione di soccorso improvvisata. Perché la temperatura troppo alta e la burocrazia si sono messe di traverso ai soccorsi ufficiali. Non c’era un elicottero disponibile a causa dei troppi interventi in corso. E quando se n’è trovato uno libero, l’aria rarefatta ne ha impedito il volo. Poi c’era la questione dell’assicurazione che, spiegano alpinisti esperti, “in Pakistan è complessa e farraginosa”. Così il russo Denis Uruko, il canadese Don Bowie e due polacchi sono partiti per raggiungere i compagni, hanno assemblato una slitta e hanno portato Francesco a una quota poco più bassa, 6.200 metri. “Sono stati degli angeli - ha detto ‘Cala’ una volta arrivato al campo base - senza di loro non ce l’avremmo mai fatta e Francesco non sarebbe riuscito a passare un’altra notte in quota. I ragazzi hanno fatto tutto ciò che potevano per aiutarci. Avevano appena terminato di scalare un 8000 - racconta - e sono corsi da noi. Don ha rinunciato alla sua spedizione per salvare Francesco, doveva partire per il suo tentativo alla cima. L’elicottero non sarebbe mai riuscito a venirci a prelevare sul luogo dell’incidente, c’erano troppi seracchi, i soccorsi via terra sono stati fondamentali come fondamentale è stato l’ossigeno messo a disposizione da Denis”. La Farnesina, si legge in una nota, a nome del ministro Enzo Moavero ha ringraziato le autorità pakistane per l’intervento. La mamma di Francesco, Loredana Trincheri, tira un sospiro di sollievo dopo oltre 48 ore trascorse con il fiato sospeso. “Partiremo domani nel primo pome- riggio - spiega insieme al marito e all’altro figlio Stefano - Non siamo ancora riusciti a parlare con lui, ma le comunicazioni sono rassicuranti”. Un ringraziamento speciale va a Cala. “Non ci fosse stato lui, Francesco non ci sarebbe più. Francesco vorrà ripartire? Credo di sì. La montagna è la sua anima, la sua passione”.
















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