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L’ambasciata Usa a Gerusalemme


ISRAELE/LA SEDE DIPLOMATICA VERRÀ TRASFERITA DA TEL AVIV IL 14 MAGGIO. IRA DEI PALESTINESI


TEL AVIV. Prima di quanto fosse previsto, l'ambasciata Usa verrà trasferita da Tel Aviv a Gerusalemme nel prossimo maggio: il 14 del mese, giorno in cui 70 anni fa fu proclamata la nascita dello Stato di Israele e avvenne il riconoscimento da parte dell'allora presidente Harry Truman.

La notizia, trapelata sui media, è stata confermata indirettamente dal ministro israeliano dei Trasporti e dell'Intelligence Israel Katz, che ha ringraziato Trump sottolineando che "non c'è regalo più grande di questo" nel 70esimo anniversario dell'indipendenza. Subito si è levata la protesta del palestinesi: "Atti unilaterali - ha denun- ciato Nabil Abu Rudeinah, portavoce del presidente Abu Mazen - non aiutano la pace e non offrono legittimità".

Per Hamas, da Gaza, si tratta di "una dichiarazione di guerra di guerra nei confronti della Nazione araba e musulmana". Con l'annuncio di oggi si concretizza così - con molti mesi di anticipo rispetto al 2019, termine indicato dal vice presidente Usa Mike Pence nel suo viaggio dello scorso gennaio in Israele - la decisione di Trump resa nota lo scorso dicembre insieme alla mossa di riconoscere la città capitale di Israele.

Dal 14 maggio, l'ambasciatore Usa David Friedman si trasferirà dunque - secondo le informazioni - dalla sede di Tel Aviv nell'attuale edificio consolare americano nel quartiere di Arnona, che da quel momento assumerà le funzioni di ambasciata in attesa che sia avviata e completata la costruzione della nuova sede diplomatica, probabilmente nelle vicinanze.

Proprio ieri si è saputo che l'amministrazione di Trump sta considerando un'offerta di Sheldon Adelson, uno degli uomini d'affari più ricchi d'America, tra i maggiori finanziatori del Gran Old Party e da sempre vicino al premier Benyamin Netanyhau, di pagare almeno una buona parte delle spese per la nuova ambasciata.

L'accelerazio- ne - filtrata alla vigilia del riposo sabbatico - ha colto di sorpresa la stessa leadership israeliana. Da fonti dell'ufficio del premier, citate dai media, si è saputo che Netanyahu - che potrebbe incontrare Trump a marzo - parlerà quando ci sarà una dichiarazione ufficiale Usa. Il ministro Katz su Twitter ha scritto di voler ringraziare "Donald Trump per la sua decisione di trasferire l'ambasciata Usa nella nostra capitale nel 70esimo anniversario dell'Indipendenza. Non c'è regalo più grande di questo. La mossa più corretta e giusta. Grazie, amico". Espressione questa spesso usata in passato come omaggio all'ex presidente Bill Clinton. Anche il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha detto che bisogna felicitarsi con "il nostro principale amico".

Ira invece da Ramallah: "Qualsiasi iniziativa incoerente con la legittimità internazionale - ha aggiunto Abu Rudeinah - impedisce ogni tentativo di raggiungere accordi nella regione e crea un clima negativo e dannoso". "Una pace giusta e globale" deve avvenire, ha spiegato, "sulla base di un impegno a risoluzioni di legittimità internazionale". Le basi del processo di pace sono quelle della soluzione a 2 Stati, la creazione di uno Stato palestinese indipendente, con capitale Gerusalemme Est e dentro i confini del 1967". Il segretario dell'Olp Saeb Erekat ha invece parlato di "provocazione" Usa.


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