L’archeologia ferita di Palmira Castagni
- Redazione

- 29 giu 2017
- Tempo di lettura: 2 min

MOSTRE/AD AQUILEIA DAL 2 LUGLIO REPERTI ORIGINALI DEL SITO SIRIANO DISTRUTTO DALL’ISIS
ROMA. E’ la prima mostra europea dedicata al sito archeologico di Palmira, dopo la distruzione di alcune parti del sito siriano compiute dall’Isis quella che si apre il 2 luglio negli spazi del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Fino al 3 ottobre, nella città friulana si potranno ammirare 16 pezzi originari, provenienti da quelle antiche vestigia, alcuni dei quali riuniti per la prima volta dopo la loro dispersione nelle collezioni occidentali, che vengono affiancati da una decina di opere conservate nel museo di Aquileia, capaci di dimostrare, pur nella distanza geografica e stilistico-formale, lo stesso sostrato culturale che accomuna due luoghi così apparentemente lontani. ‘’E’una mostra di valore e di ricerca’’, ha detto il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, intervenuto alla presentazione romana per la stampa de ‘I volti di Palmira’, un’altra tappa del ciclo ‘Archeologia ferita’, iniziato con l’esposizione delle opere del Museo Bardo di Tunisi. La mostra, curata da Marta Novello, Cristiano Tiussi, è frutto della collaborazione tra la Fondazione Aquileia e il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia-Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, che hanno potuto contare sui prestiti concessi dal Terra Sancta Museum di Gerusalemme, dai Musei Vaticani, dai Capitolini, dal ‘Giuseppe Tucci’, dal ‘Giovanni Barracco’, dal Civico Museo Archeologico di Milano e da una collezione privata. Scopo degli organizzatori è ancora una volta quello di rendere conto di ciò che ormai da anni accade nelle aree geografiche teatro di distruzioni e violenze ad opera del terrorismo fondamentalista partendo appunto dai tesori d’arte lì fioriti e custoditi per millenni. Il confronto con i reperti conservati invece nelle collezioni permanenti dell’Archeologico di Aquileia ha il fine di sottolineare l’origine comune, lo scambio secolare tra culture e religioni, che traspare in modo evidente dall’uso di modelli auto- rappresentativi e di formule iconografiche affini. Le splendide opere in mostra testimoniano quindi come nel I e II secolo il Mediterraneo costituisse di per sé, ha spiegato il presidente della presidente della Fondazio-e Aquileia Antonio Zanardi Landi, ‘’un’unità integrata non solo dal punto di vista dei commerci, ma anche di quello del- la circolazione delle idee e dei canoni artistici e narrativi’’. Tra le opere in mostra, di grande bellezza sono i reperti provenienti dai Musei Vaticani, tra cui la raffinata testa di un sacerdote di Bel, riconoscibile dal copricapo tronco-conico o quella che arriva dalla Custodia di Terra Santa ornata da una corona di foglie e bacche di alloro. Nei volti di Palmira figurano anche commercianti o funzionari, riconoscibili da un foglietto di papiro nella mano sinistra, come il rilievo del Salamallat da Gerusalemme o quello di Makkai da collezione privata. Senza parlare del celebre universo femminile, rappresentato nella mostra da cinque dame elegantemente vestite e acconciate.
















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