L’Azienda America corre
- Redazione

- 10 mar 2018
- Tempo di lettura: 2 min

LAVORO/IN FEBBRAIO CREATI 313MILA POSTI, MA I SALARI RESTANO FERMI. FED A UN BIVIO
NEW YORK. L'Azienda America crea in febbraio 313.000 posti di lavoro, l'aumento maggiore dal luglio del 2016. Il tasso di disoccupazione resta però invariato al 4,1% e i salari crescono di un modesto +0,1% rispetto al mese precedente e del 2,6% sullo stesso periodo dell'anno scorso. Un quadro sostanzialmente positivo che, all'apparenza, sembra confermare l'atteso aumento dei tassi di interesse da parte della Fed in marzo. Ma il diavolo è nei dettagli: i salari restano infatti al palo, pesando su un'inflazione già bassa e che non mostra per ora cenni di un'accelerazione sostenuta. In questo contesto la Fed è chiamata a decidere se alzare o meno il costo del denaro nella riunione del 20 e 21 marzo. Una stretta è data per scontata dagli osservatori, che attendono per l'occasione la prima conferenza stampa del presidente Jerome Powell. Il presidente della Fed di Chicago, Charles Evans, cerca però di gettare acqua sul fuoco: il dato sul lavoro di febbraio è ''molto buono'' ma l'inflazione bassa ''preoccupa'': ''Attendiamo dati ulteriori da qui alla fine del mese'' dice Evans, secondo il quale sarebbe necessario attendere ''un po' di più'' prima di alzare i tassi. Evans comunque ammette che l'economia americana è in buono stato di salute e potrebbe quest'anno crescere del 3%, ren- dendo difficile per le colombe della banca centrale difendersi dagli attacchi dei falchi e portare avanti quella 'pazienza' finora esercitata sui tassi. Molto nell'azione della Fed dipenderà dalle politiche portate avanti dall'amministrazione Trump, fra i quali i dazi su alluminio e acciaio e l'impatto della riforma delle tasse. In una situazione simile la Bce. La produzione industriale in Francia è calata in gennaio del 2%, a fronte del -0,1% della Germania. Una frenata che restringe ulteriormente il sentiero per Francoforte, la cui strada per alzare i tassi si allunga. I 313.000 posti creati in febbraio sorprendono gli analisti, che scommettevano su una più modesta creazione di 205.000 posti. Il tasso di disoccupazione resta per il quinto mese consecutivo inchiodato al 4,1%, il livello più basso dalla bolla dot com, perchè la forte domanda ha spinto un numero crescente di persone a entrare nella forza lavoro: gli americani che si sono riaffacciati al mercato sono infatti stati più di 800.000, la cifra maggiore dal 1983. Il vero neo della fotografia scattata dal Dipartimento del Lavoro è quello dei salari: in febbraio sono saliti di 4 centesimi a 26,75 dollari l'ora rispetto a gennaio. Una crescita lenta che, insieme all'inflazione bassa, spinge la Fed alla cautela: se i salari dovessero accelerare di molto, e di conseguenza i prezzi, il timore è che la Fed possa essere costretta a procedere più velocemente con i rialzi dei tassi di interesse per evitare un surriscaldamento dell'economia. La Fed ha stimato in dicembre tre rialzi dei tassi quest'anno, ma gli analisti sono convinti che ci sia la possibilità di una quarta stretta. Con la Fed all'angolo e alle prese con un nuovo dilemma da sciogliere, Wall Street vola. I listini americani apprezzano la forza del mercato del lavoro e i bassi di interesse e avanzano decisi, con guadagni superiori all'1,2%
















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