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L’euro vola, ma per Draghi il Qe non c’entra

  • 25 gen 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


ROMA. L'euro vola al record da oltre tre anni a 1,24 dollari Il cambio euro-dollaro ma non è influenzato dal Quantitative easing della Banca Centrale Europea. Il Presidente della Bce, Mario Draghi, scende in 1,245 campo a difesa della sua creatura dopo i massimi segnati dalla moneta unica in queste ultime settimane. "Gli acquisti di 1.20 titoli non hanno portato a movimenti statisticamente significativi dell'euro. Le oscillazioni sono un effetto collaterale della politica monetaria e non l'obiettivo del Qe", spiega Draghi in una missiva, rispondendo ad un Eurodeputato sulla politica monetaria dell'Istituto Centrale. Ma il supereuro, pressioni 1.00 per porre la parola fine al Qe e 2015 un'inflazione che non decolla Fonte: Bce (dati di metà giornata) saranno i grattacapi che Draghi dovrà affrontare nella prima riunione del nuovo anno della Bce. Da questo mese la Bce ha dimezzato l'acquisto di titoli a 30 miliardi al mese fino a settembre prossimo da 60 miliardi. Ma i falchi di Francoforte, guidati dal tedesco Jens Weidmann, premono affinché Draghi faccia calare il sipario sul Qe al più presto alla luce di una "solida" crescita economica. Però l'inflazione all'1,4% a dicembre nell'Eurozona è ben lontana dal target del 2% e potrebbe anche subire l'effetto depressivo del supereuro. In questo quadro Draghi ha sempre ripetuto che il "Qe continuerà fino a quando non si vedrà una correzione sostenibile nel percorso dell'inflazione, in linea con gli obiettivi della Bce". Una inflazione che non risalirà nemmeno sulla scia dell'aumento del prezzo del petrolio, che avrà effetti "limitati" quest'anno e "nessun effetto" nel 2019 e 2020, ha avvertito. Il greggio è intanto salito a New York ai massimi da dicembre 2014 a 65 dollari al barile. E sempre da Francoforte, il presidente della Vigilanza Unica, Daniele Nouy, ha indicato che l'applicazione dell'addendum della Bce sulle sofferenze (Npl)potrebbe essere posticipata. "L'addendum è stato sottoposto ad una pubblica consultazione che si è conclusa a dicembre. Abbiamo esaminato tutti i commenti e le opinioni legali che abbiamo ricevuto e lo emenderemo di conseguenza. Potremmo cambiare la data di applicazione e chiariremo il contesto Pillar 2 in cui si inserisce", ha detto. Nouy ha poi precisato che "l'addendum sarà finalizzato nel primo trimestre di quest'anno" e dunque ha invitato le banche a "tenersi pronte". Il presidente della Vigilanza Unica ha ricordato che anche segli Npl sono in calo, "a circa 800 miliardi di euro, rappresentano ancora un problema che non può essere ignorato". Sulle banche è intervenuto da Davos anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. "Sono completamente d'accordo con l'invito di madame Merkel a ridurre ulteriormente il legame fra le banche e il rischio sovrano" (attraverso la detenzione di titoli di stato in portafoglio, ndr), ha detto, ma precisando che con alcune proposte "si rischia di distruggere la banca piuttosto che renderla più sicura".


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