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L’Fbi negli uffici di Cohen



STORMY DANIELS/L’AVVOCATO PERSONALE DI TRUMP AL CENTRO DEL CASO

WASHINGTON. Si intrecciano il caso della pornostar Stormy Daniels e l'inchiesta sul Russiagate, con la perquisizione ieri da parte di agenti dell'Fbi degli uffici a Manhattan di Michael Cohen, avvocato personale di Donald Trump e suo collaboratore di lunga data il cui nome è al centro del 'caso' della pornostar che sostiene di aver avuto un rapporto con Donald Trump nel 2006 e di aver siglato un accordo di riservatezza a riguardo poco prima delle elezioni del novembre 2016 e sulla base del quale Cohen ha rivelato di averle versato, di tasca propria, 130 mila dollari. E' il New York Times a dare per primo la notizia della perquisizione, con la conferma del legale di Cohen, Stephen Ryan, che la definisce "completamente inappropriata e non necessaria". Non è ancora chia- ro cosa stesse cercando esattamente l'Fbi, ma si sa che ha agito in parte su indicazione del procuratore speciale Robert Mueller che guida l'inchiesta sul Russiagate e che è stata acquisita una gran quantità di documenti e di vario tipo: sia riguardanti Stormy Daniels ma anche di altra natura. Quindi email, documenti fiscali e legati ad attività commerciali, e anche comunicazioni fra Cohen e Trump. Queste ultime particolarmente significative, perchè tutelate dalla privacy garantita ai rapporti fra cliente e avvocto e sarebbe quindi necessario un particolare mandato per esaminarle. L'ipotesi che emerge è quindi che la perquisizione non sarebbe direttamente legata all'inchiesta sul Russiagate - sulla quale fra l'altro l'avvocato di Cohen precisa che il suo assistito ha ampliamente collaborato consegnando migliaia di documenti ai responsabili delle indagini per il filone dell'inchiesta condotto dal Congresso- ma che sarebbe comunque scaturita da in- formazioni emerse nell'ambito delle ve- rifiche di Mueller e consegnate alla procura di New York.


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