L’immaturità di Donald
- Redazione

- 24 ott 2016
- Tempo di lettura: 4 min
CASA BIANCA 2016/TRUMP È INCAPACE DI ACCETTARE LA SCONFITTA

Accetterò il risultato delle elezioni... “A se vinco io”. Il giorno dopo il terzo ed ultimo dibattito presidenziale Donald Trump ha cercato con queste parole di togliere la “suspense” promessa meno di ventiquattro ore prima. In effetti, il candidato repubblicano non ha fatto altro che riconfermare i dubbi sul risultato elettorale espressi durante il faccia a faccia con Hillary Clinton a Las Vegas. La Clinton aveva giustamente definito “terrificante” la presa di posizione del suo avversario sulla democrazia. Mai nella storia americana un candidato presidenziale aveva espresso simili dubbi sul sistema democratico americano. Persino Al Gore, che perse la presidenza nel 2000 per poco più di cinquecento voti dopo il blocco della Corte Suprema sul conteggio dei voti in Flori- da, si era permesso di contestare l’esito finale.Nel caso di Trump si tratta di molto peggio dato che ci dice che l’unico esito accettabile sarà la sua vittoria. La partita non si è nemmeno giocata e lui ci dice che è già stata truccata a meno che vinca lui. Le elezioni non erano truccate durante le primarie quando lui è riuscito a sbarazzarsi di sedici avversari per la nomination. Adesso con la sconfitta imminente, secondo tutti i sondaggi, Trump ci dice che l’unica maniera in cui può perdere è perché l’elezione è truccata.Non ha nessuna prova, ma Trump è un maestro nel creare realtà alternative basate sul nulla. Si ricorda per esempio la sua lunga campagna con la quale ha sostenuto che il presidente Barack Obama non fosse nato negli Stati Uniti. Nel caso dell’elezione, Trump ci dice che esiste una frode elettorale di “larga scala”. Bisogna dunque fare attenzione, dice ai suoi sostenitori, e vigilare i seggi elettorali, specialmente nei più grandi centri urbani perché vi saranno “irregolarità”. Il mito delle irregolarità elettorali era già un cavallo di battaglia del Partito Repubblicano che aveva servito da sprone per approvare leggi sta- tali che richiedono carte di identità per votare. Più di una dozzina di Stati americani hanno approvato queste leggi ma in molti casi sono poi state dichiarate illegali da tribunali federali per mancanza di prove. È avvenuto in North Donald Trump durante il dibattito televisivo di mercoledì scorso a Las VegasCarolina, Texas, Pennsylvania e Wisconsin. Si sa che la frode elettorale in America è quasi inesistente. Secondo uno studio, su un miliardo di voti solo 31 casi di frode elettorale si sono avverati. Nessun problema dunque ma nelle ul- time settimane quasi tutti i comizi di Trump stringono sul tema della frode elettorale. I leader del Partito Repubblicano hanno però smentito che vi sia questo pericolo. Lo ha fatto Paul Ryan, speaker della Camera, dicendo che ha tutta la certezza che il sistema democratico funziona a dovere. Anche il segretario di Stato dell’Ohio, un repubblicano, ha rilevato che non vi saranno problemi perché la sua carica include la direzione dell’elezione. Infatti, trenta dei cinquanta segretari degli Stati americani, responsabili della logistica delle elezioni, sono nelle mani dei repubblicani. Persino il vice di Trump, Mike Pence, ha det- to che non ci sono problemi e ha dichiarato che lui accetterà l’esito dell’elezione, contraddicendo così il numero uno del ticket. Pence però ha dichiarato vera l’altra asserzione di Trump che i “media sono disonesti e falsi” dato che appog- giano in modo preponderante Hillary Clinton. Dimenticano ambedue tutte le ore e ore di copertura televisiva che i media gli hanno dedicato aiutandolo notevolmente a ottenere la nomination del suo partito. Hillary Clinton non sarebbe risultata una candidata imbattibile per un avversario “normale” che si fosse concentrato su temi politici invece di indirizzare i riflettori completamente su di lui ed eventualmente sulla sua capacità di servire come presidente. Inoltre i rapporti di Trump con le donne e la sua campagna di insulti che gli ha permesso di vincere la nomination non hanno funzionato con l’elezione generale. La sua inca- pacità di spostarsi al centro una volta iniziata la campagna post primarie gli costerà l’elezione. Al terzo dibattito la Clinton ha colto appieno la personalità di Trump quando ci ha detto che il magnate non riesce ad accettare le regole salvo nei casi quando lui vince. Se perde, è sempre colpa degli altri e attacca il sistema e le regole. Ci ha fatto una lista delle sue sconfitte a cominciare dai premi Emmy che lui non ha vinto accusando il sistema di averlo defraudato. La stessa scusa fu usata quando il magnate di New York ha giudicato incompetente il giudice Gonzalo Curiel nel caso della denuncia sulla Trump University accusandolo di essere messicano (non lo è). Adesso con le elezioni alle porte e una probabile sconfitta, Trump attacca il sistema senza risparmiare la Clinton che durante il dibattito ha definito “nasty” (cattiva).
Il rifiuto di Trump di accettare le regole mette in risalto la sua immaturità che il presidente Barack Obama ha notato in una recente conferenza stam- pa. L’attuale inquilino della Casa Bianca ha det- to che il magnate di New York dovrebbe smette- re i suoi “piagnistei” e convincere gli americani di eleggerlo presidente. Troppo tardi.
















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