L’incognita Trump sul clima
- Redazione

- 16 nov 2016
- Tempo di lettura: 2 min
HOLLANDE E BAN KI-MOON AL VERTICE DI MARRAKECH: “NON SI TORNA INDIETRO”

MARRAKECH. La Conferenza sul clima di Marrakech Cop22 è entrata ieri nel vivo, con l’apertura dell’assemblea dei paesi firmatari, la CMA1. Qui leader politici e ministri devono decidere cosa fare per attuare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Ma sotto il tendone del centro congressi di Bab Ighli che accoglie la folla dei delegati, c’è un convitato di pietra: il presidente eletto americano Donald Trump, che potrebbe portare il suo paese fuori dall’Accordo, pregiudicando gli sforzi del resto del mondo per ridurre i gas serra. Dopo i convenevoli tra capi di Stato e delegati, dopo la colorata foto di gruppo, il Segretario generale Onu Ban Ki-Moon assicura che “il cammino intrapreso non si può più fermare. L’accordo di Parigi ha il più alto numero di sottoscrizioni di ogni trattato sul tema, con 109 firme”. E aggiunge: “La maggior parte degli Stati che formano gli Usa hanno compreso l’urgenza dei problemi legati al cambiamento climatico. Sono sicuro che il nuovo presidente non potrà ignorarlo, non potrà fare a meno di comprendere a sua volta”. L’atmosfera tra le centinaia di delegati in sala, però, non è rilassata. Nella tenda centrale di Bab Ighli e soprattutto fuori, tra i tecnici, aleggia il timore che l’amministrazione Trump possa trovare un esca- motage per tirarsi fuori dall’intesa sul clima, firmata da 196 paesi e ratificata finora da 109 (compresi gli Usa), per il 75% dei gas serra totali. Il presidente francese Francois Hollande è categorico nel difendere il “suo” trattato: “L’Accordo di Parigi è irreversibile, gli Stati Uniti devono rispettarlo. Voglio credere che Trump non prenderà le deci- sioni annunciate durante la campagna presidenziale. Sarebbe il primo ad assumersene tutti i rischi, perché le prime vittime sarebbero le aziende Usa”. Oggi toccherà al segretario di Stato di Obama John Kerry prendere la parola. E sempre oggi si tenterà di affrontare la spinosa questione del Green Climate Fund, il fondo comune da 100 miliardi L’ospite di questa Cop22, re Mohammed VI del Marocco, ribadisce solenne: “La posta in gioco è l’esistenza dell’uomo. E’ quindi il nostro dovere comune è lavorare mano nella mano per proteggere l’umanità”. L’Italia alla CMA1 è rappresentata dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti. Anche lui non può fare a meno di parlare di Trump. “Più che preoccupazione, c’è attesa per quel che farà - commenta il ministro -. Ma sono ottimista, Trump saprà guardare all’evidenza dei fatti. Ieri mattina si è registrata una grande determinazione, soprattutto da parte di grandi Paesi come Cina e Brasile, ad andare avanti sulla strada indicata dall’accordo di Parigi. E questo è molto rassicurante”. Papa Francesco da Roma invita i delegati ad agire “senza indugio” per il clima, liberandosi da “pressioni politiche ed economiche”. Flavia Bustreo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ribadisce che il riscaldamento globale provocherà 250.000 morti in più all’anno per malattie fra il 2030 e il 2050, mentre il Carbon Di- sclosure Project calcola che siccità, inquinamento e inondazioni costeranno alle aziende 14 miliardi di dollari nel 2016. Marocco e Germania a Marrakech promuovono un’alleanza di 42 Paesi del Nord e del Sud del mondo, per aiutare con soldi e know-how i Paesi poveri a raggiungere i loro obiettivi di riduzione dei gas serra.
















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