top of page

L’inflazione risale, Dombrovskis attacca il QE

  • 1 mar 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


EUROZONA/PER IL VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE UE È TEMPO DI RIFORME PER LA BCE, MA SENZA SURRISCALDARE ECONOMIE

BRUXELLES. L'Eurozona deve prepararsi alla fine dell'aiuto che la Banca centrale europea le ha fornito attraverso il programma Quantitative Easing (QE) e i tassi bassi, perché l'inflazione si sta riavvicinando verso l'obiettivo del 2%.Ne è convinto il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis che vede un orizzonte molto breve per la politica accomodante perseguita da Francoforte in questi anni. Ma, allo stesso tempo, frena le pres- sioni dei 'falchi' che vorrebbero intervenire subito sul trattamento dei rischi dei titoli di Stato detenuti dalle banche, elevando quel 'rischio zero' che hanno oggi: "Non bisogna prendere decisioni frettolose", ha detto parlando al Parlamento europeo."L'inflazione sta salendo, gli ultimi dati la danno a 1,8, quindi molto vicina al target, non possiamo pensare che queste politiche espansive della Bce continuino in eterno", ha detto Dombrovskis agli eurodeputati della commissione Econ. Il vicepresidente ha spiegato il senso delle politiche della Bce, che "ha comprato tempo per gli Stati ma era importante che lo usassero per fare riforme e rafforzare la resilienza delle loro economie". Negli Usa, ha proseguito, "hanno portato avanti una politica accomodante ma, con il cambiare delle circostanze economiche, stanno uscendo dal QE e rialzando i tassi. Anche noi possiamo aspettarci un movimento simile, perché non possiamo surriscaldare le nostre economie con politiche accomodanti quando non sono giustificate".Dombrovskis è anche tornato sui rischi connessi al legame banche-debito sovrano, appoggiando però la posizione di chi, come l'Italia, si è sempre battuto perché l'Europa non procedesse da sola sul tema ma aspettasse il comitato di Basilea. "Non bisogna precipitarsi a conclusioni frettolose, ma bisogna tenere sempre in considerazione l'impatto sulla stabilità dei Paesi membri", ha detto, menzionando in particolare quelli con debito pubblico elevato, i più a rischio se il quadro attuale, che assegna rischio 'zero' ai titoli di Stato detenuti dalle banche, cambiasse. Il lettone ha poi fatto riferimento al problema dei crediti deteriorati: "Continuiamo a fornire consulenza agli Stati e manteniamo alta la pressione attraverso il Semestre europeo". La questione sarà ancheal centro dell'Ecofin informale di Malta, il 7-8 aprile, e la Commissione lavorerà assieme agli Stati per elaborare una strategia nelle prossime settimane. E ieri è scaduto il termine per le banche per consegnare alla Bce i piani di smaltimento dei crediti deteriorati, come richiesto dalla sorveglianza guidata da Daniele Nouy. Sempre sul fronte banche, arrivano buone notizie dall'analisi pubblicata dal- l'Eba sul rispetto delle norme di Basilea III sul capitale. L'Eba rileva come nel complesso non vi sia più una mancanza di capitale e "solo un numero molto limitato di banche mostri potenziali carenze di capitalizzazione".Dombrovskis, che è anche a capo del portafoglio servizi finanziari, ha infine ricordato come l'Ue sia all'erta sui risvolti pratici della revisione delle regole finanziarie annunciata da Trump. Se vi fossero grossi cambiamenti, anche l’Unione europea si troverebbe costretta a rivedere le cosiddette 'decisioni equivalenti' grazie alle quali gli Usa hanno un accesso privilegiato al mercato.


Commenti


bottom of page