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L’Iran dalle parole ai fatti

TEHERAN SOSPENDE I PRIMI OBBLIGHI DELL’ACCORDO NUCLEARE STILATO NEL 2015



NEW YORK. Dalle parole ai fatti. A una settimana dall’annuncio del presidente Hassan Rohani l’Iran ha iniziato a sospendere i primi obblighi derivanti dall’accordo sul nucleare del 2015. Come confermano dall’Organizzazione per l’energia atomica di Teheran, la Repubblica islamica ha smesso di esportare le sue riserve di uranio arricchito e acqua pesante che eccedono i rispettivi limiti di 300 kg e 130 tonnellate, fissati dal Piano d’azione globale congiunto (Jcpoa). Una mossa che alza ulteriormente la tensione con gli Stati Uniti in Medio Oriente. Dopo l’esibizione muscolare con l’invio di una flotta da guerra guidata dalla portaerei Abraham Lincoln, una squadra di bombardieri B52, una nave anfibia e una batteria di missili Patriot per contrastare non meglio precisate minacce iraniane, Washington ha messo in allarme anche il corpo diplomatico. Il Dipartimento di Stato ha ordinato al personale non essenziale dell’ambasciata a Baghdad e del consolato a Erbil di lasciare l’Iraq, sospendendo i normali servizi per i visti nonché quelli di emergenza ai suoi cittadini. Allertati anche i residenti americani negli Emirati e in Libano, dove è forte la presenza della milizia filo-iraniana Hezbollah. Una mossa seguita a stretto giro dallo stop di Germania e Olanda alle rispettive missioni di addestramento delle truppe irachene e dei peshmerga. E nelle stesse ore, Baghdad ha annunciato l’intenzione di acquistare il sistema missilistico russo di difesa antiaerea S-400, già al centro di un braccio di ferro tra Turchia e Stati Uniti. Contemporaneamente, tuttavia, è arrivata la clamorosa presa di posizione del generale britannico Chris Ghika, vice comandante della coalizione anti-Isis a guida Usa in Iraq e Siria, secondo il quale non vi sono segnali credibili di minacce alle forze americane da parte di Teheran o milizie sue alleate. Stizzita la reazione del Comando centrale Usa, secondo il quale tali dichiarazioni “contrastano con le credibili minacce identificate, disponibili all’intelligence Usa e degli alleati”. Il primo passo dell’Iran verso l’abbandono del Jcpoa aumenta la pressione sui restanti partner. Dall’ultimatum di 60 giorni prima di riprendere l’arricchimento dell’uranio è già trascorsa una settimana. “La Russia non è un pompiere, non possiamo andare in giro per il mondo a spegnere i focolai di crisi” come la crisi “scatenata dal ritiro degli Stati Uniti”, ha detto Vladimir Putin, consigliando comunque a Teheran di non lasciare l’accordo. “Non revocheremo quello che abbiamo annunciato”, assicura però il governo iraniano. Il futuro dell’intesa, ribadisce, è nelle mani dell’Europa, che ufficialmente continua a chiedere il rispetto degli accordi e rigetta “ogni ultimatum”. Gli occhi restano puntati sul meccanismo finanziario anti-sanzioni Instex, creato da oltre 100 giorni ma nei fatti ancora inutilizzato. “Per migliorare le cose, non guardate agli stranieri. Gli altri non ci aiuteranno, ci potrebbero persino danneggiare - ha avvertito la Guida suprema di Teheran, l’ayatollah Ali Khamenei - Vedete l’Europa? Tra di noi non ci sono dispute. Curiosamente ripetono: siamo impegnati nel Jcpoa. Ma cosa significa l’impegno nel Jcpoa di Germania, Francia e Regno Unito? Quali impegni hanno rispettato?”. Critiche accompagnate dalla fiducia dell’ayatollah in un’eventuale ripresa del cammino nucleare: “Ottenere il 20% di arricchimento (dell’uranio) è la parte più difficile. I passi successivi saranno più semplici”.

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