L’Isis contro i bersaglieri
- Redazione

- 16 ott 2016
- Tempo di lettura: 5 min
TERRORISMO/LA MINACCIA DEL CALIFFATO ALLA DIGA DI MOSUL

Le milizie dello Stato Islamico hanno tentato per la prima volta (per quanto ne sappiamo) di colpire i bersaglieri italia- ni schierati a difesa della Diga di Moalizione è un obiettivo prioritario per lo Stato Islamico (anche in termini propagandistici) e se si escludono piccoli team di forze speciali assegnate ai battaglioni iracheni e non molto visibili, l’unico bersaglio fisso, di grandi proporzioni e a due passi dalla prima linea offerto ai jihadisti è costituito proprio dalla base italiana alla Diga di Mosul. Certo a provocare l’attacco dell’Isis potrebbe aver contribuito anche la dichiarazione del premier iracheno, Haider al Abadi, secondo il quale “la diga è totalmente sicura e Daesh non può attaccarla” ma schierare un battaglione di fanteria in una postazione fissa a tiro delle artiglierie nemiche e a ridosso della prima linea non ci è mai sembrata una buona idea. Soprattutto tenendo conto che l’operazione affidata alla Task Force Praesidium non riveste alcun valore militare, comporta elevati costi finanziari ed espone i militari a rischi bellici del tutto privi di giustificazioni tattiche o strategiche. Le truppe italiane non hanno compiti offensivi e non prenderanno parte all’offensiva su Mosul; inoltre la diga è già presidiata efficacemente dai curdi e il personale della Trevi potrebbe avvalersi di security contractors in numero esponenziale, come fanno tutte le società che hanno attività in Paesi a rischio. Ciò nonostante le truppe del Califfo non sembrano del resto intimidite dalla grande concentrazione di forze nemiche intorno a Mosul. Anzi, il 3 ottobre i jihadisti hanno contrattaccato vigorosamente nel settore di Qayyarah, a sud di Mosul, con l’obiettivo di riprendere l’omonima base aerea che sta diventando il fulcro dell’offensiva iracheno-alleata e dove verranno basati molti dei 600 rinforzi statunitensi inviati pochi giorni or sono in Iraq e probabilmente anche uno squadrone di elicotteri da attacco AH-64 Apache dell’US Army. Il contrattacco è stato respinto e “gli uomini di Daesh sono fuggiti la-ciando sul campo decine di corpi e veicoli carbonizzati” si legge in un comunicato dell’Eserci- to Iracheno in cui si aggiunge che i soldati della 95a brigata “hanno abbattuto un velivolo senza pilota costruito da Daesh vicino alla città di al Hadr”, l’antica città di Hatra, 80 chilometri a sud di Mosul. Fonti curde riferiscono che il leader dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, avreb- be ordinato ai suoi uomini di radere al suolo Mosul “nel caso in cui dovessero rendersi conto di non essere più in grado di difenderla” e che “i capi e i miliziani dello Stato islamico stanno fuggendo da Mosul verso la Siria”. Le stesse fonti riferiscono che a Mosul vi sono anche molte violenze sui civili accusati di spionaggio o di non voler combattere al fianco dell’Isis che al momento disporrebbe in città di 7/10 mila combattenti (secondo stime della coalizione solo 5 mila), “in maggioranza araba ma vi sarebbero oltre 145 combattenti stranieri: 5 dalla Danimarca, 5 dal Regno Unito, 115 curdi irache- ni, 18 curdi iraniani e il resto sono i capi che sono ceceni e turcomanni provenienti dalla città irachena di Tel Afar” ha detto il portavoce curdo Saed Mamuzini. La stesa fonte riporta che i miliziani dell’Isis “hanno scavato tunnel e riempito di esplosivo i posti principali della città, preparando anche i kamikaze ad entrare in azione”: notizie che non sembrano indicare la volontà di fuggire ma di combattere casa per casa. TERRORISMO/LA MINACCIA DEL CALIFFATO ALLA DIGA DI MOSUL L’Isis contro i bersaglieri sul e a protezione del cantiere della società Trevi che sta per cominciare i lavori di consolidamento della grande infrastruttura irachena. La notizia dell’attacco non è stata resa nota dalla Difesa italiana ma da fonti curde dal momento che i peshmerga controllano l’area e cooperano con i bersaglieri del 6° reggimento della brigata Aosta che in questi giorni stanno raggiungendo il pie- no organico di 500 unità. “I razzi hanno colpito una zona lontana dal perimetro dell’installazione militare italiana che è rimasta in completa sicurezza. Velivoli della coalizione internazionale sono intervenuti per neutralizzare la minaccia”. I velivoli della Coalizione, probabilmente statunitensi, hanno quindi distrutto la postazione di lanciarazzi dell’Isis. I velivoli alleati sono del resto concentrati in questi giorni nell’area di Mosul in raid tesi ad ammorbidire le difese dell’Isis in vista dell’offensiva per riconquistare la città da più parti con- siderata imminente. Ovviamente il fatto che la base italiana non sia stata colpita non significa che non fosse proprio quello l’obiettivo dell’attacco dell’Isis. L’Isis non ha mai colpito la diga e non l’ha danneggiata neppure quando la controllava, nell’estate del 2014. A rendere improvvisamente appetibile un obiettivo finora ignorato dai jihadisti è proprio la presenza dei 500 bersaglieri e tecnici italiani. Colpire gli “infedeli” e soprattutto i militari della Coalizione è un obiettivo prioritario per lo Stato Islamico (anche in termini propagandistici) e se si escludono piccoli team di forze speciali assegnate ai battaglioni iracheni e non molto visibili, l’unico bersaglio fisso, di grandi proporzioni e a due passi dalla prima linea offerto ai jihadisti è costituito proprio dalla base italiana alla Diga di Mosul. Certo a provocare l’attacco dell’Isis potrebbe aver contribuito anche la dichiarazione del premier iracheno, Haider al Abadi, secondo il quale “la diga è totalmente sicura e Daesh non può attaccarla” ma schierare un battaglione di fanteria in una postazione fissa a tiro delle artiglierie nemiche e a ridosso della prima linea non ci è mai sembrata una buona idea. Soprattutto tenendo conto che l’operazione affidata alla Task Force Praesidium non riveste alcun valore militare, com- porta elevati costi finanziari ed espone i militari a rischi bellici del tutto privi di giustificazioni tattiche o strategiche. Le truppe italiane non hanno compiti offensivi e non prenderanno parte all’offensiva su Mosul; inoltre la diga è già presidiata efficacemente dai curdi e il personale della Trevi potrebbe avvalersi di security contractors in numero esponenziale, come fanno tutte le società che hanno attività in Paesi a rischio. Ciò nonostante le truppe del Califfo non sembrano del resto intimidite dalla grande concentrazione di forze nemiche intorno a Mosul. Anzi, il 3 ottobre i jihadisti hanno contrattaccato vigorosamente nel settore di Qayyarah, a sud di Mosul, con l’obiettivo di riprendere l’omonima base aerea che sta diventando il fulcro dell’offensiva iracheno-alleata e dove verranno basati molti dei 600 rinforzi statunitensi inviati pochi giorni or sono in Iraq e probabilmente anche uno squadrone di elicotteri da attacco AH-64 Apache dell’US Army. Il contrattacco è stato respinto e “gli uomini di Daesh sono fuggiti lasciando sul campo decine di corpi e veicoli carbonizzati” si legge in un comunicato dell’Esercito Iracheno in cui si aggiunge che i soldati della 95a brigata “hanno abbattuto un velivolo senza pilota costruito da Daesh vicino alla città di al Hadr”, l’antica città di Hatra, 80 chilometri a sud di Mosul. Fonti curde riferiscono che il leader dello Stato islamico, Abu Bakr al Baghdadi, avrebbe ordinato ai suoi uomini di radere al suolo Mosul “nel caso in cui dovessero rendersi conto di non essere più in grado di difenderla” e che “i capi e i miliziani dello Stato islamico stanno fuggendo da Mosul verso la Siria”. Le stesse fonti riferiscono che a Mosul vi sono anche molte violenze sui civili accusati di spionaggio o di non voler combattere al fianco dell’Isis che al momento disporrebbe in città di 7/10 mila combattenti (secondo stime della coalizione solo 5 mila), “in maggioranza araba ma vi sarebbero oltre 145 combattenti stranieri: 5 dalla Danimarca, 5 dal Regno Unito, 115 curdi iracheni, 18 curdi iraniani e il resto sono i capi che sono ceceni e turcomanni provenienti dalla città irachena di Tel Afar” ha detto il portavoce curdo Saed Mamuzini. La stesa fonte riporta che i miliziani dell’Isis “hanno scavato tunnel e riempito di esplosivo i posti principali della città, preparando anche i kamikaze ad entrare in azione”: notizie che non sembrano indicare la volontà di fuggire ma di combattere casa per casa.
















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