L’ombra delle “midterm”
- Redazione

- 28 dic 2017
- Tempo di lettura: 2 min

NEL 2018 TRUMP DOVRÀ FARE I CONTI CON IL RINNOVO DI CAMERA E SENATO
NEW YORK. Donald Trump(nellafoto Ansa) non vorrebbe più fermarsi, e dopo lo storico taglio delle tasse con cui ha chiuso il suo primo anno alla Casa Bianca punta a mettere a segno altri tre colpi nel 2018: la riforma delle regole sull’immigrazione, quella della sanità e il piano per l’ammodernamento delle infrastrutture. Queste le priorità che saranno delineate nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione il prossimo 30 gennaio davanti al Congresso. Ma la strada è irta di ostacoli che potrebbero rivelarsi insormontabili, con l’agenda del presidente americano che dovrà fare i conti con un anno molto particolare: quello delle elezioni di metà mandato, in programma a novembre, quando si voterà per rinnovare l’intera Camera e un terzo del Senato. Un appuntamento su cui i democratici si giocheranno tutte le carte per riprendersi la maggioranza in Congresso e puntare dritto sulla riconquista della Casa Bianca nel 2020. Trump ancora una volta dovrà guardarsi soprattutto dai “suoi”, quei repubblicani che a Capitol Hill hanno provato a rendergli impossibile i primi undici mesi da presidente e che finora è riuscito a “domare” portando a casa in extremis la riforma fiscale. Ma in un anno di campagna elettorale il tempo a disposizione è pochissimo e il braccio di ferro è destinato a farsi più duro, rendendo ardui soprattutto gli obiettivi di una revisione generale delle regole sull’immigrazione e l’abolizione dell’odiata Obamacare. Probabile che su questi due terreni Trump proceda a strappi, a colpi di decreti, proprio come fu costretto a fare Barack Obama a cui in Congresso mancò la maggioranza per altre riforme dopo quella sanitaria del 2010. Uno dei primi atti del tycoon, al suo ritorno dalla pausa di fine anno passata in Florida, potrebbe essere proprio una nuova stretta per decreto sugli immigrati, separando i figli dalle famiglie che si introducono illegalmente negli StatiUniti dal confine col Messico. C’è poi un’altra delle promesse fatte in campagna elettorale: un piano di grandi opere pubbliche da mille miliardi di dollari(200 federali e 800 a livello statale e locale), con la costruzione di strade, ponti, linee ferroviarie. L’annuncio dovrebbe essere fatto a metà gennaio e Trump confida molto sull’appoggio di alcuni democratici su un tema tradizionalmente bipartisan. Del resto dopo la sconfitta del repubblicano Roy Moore in Alabama il Grand Old Party ha in Senato una maggioranza di un solo voto. Intanto c’è chi già prevede scenari per il 2020, con almeno cinque repubblicani che sarebbero pronti a sfidare Trump nelle primarie soprattutto se le elezioni di metà mandato dovessero andare male. Ci sarebbero innanzitutto - come riporta The Hill - il governatore dell’Ohio John Kasich e il senatore texano Ted Cruz, che il magnate ha già sconfitto nelle precedenti primarie. Gli altri tre nomi sono la combattiva governatrice del New Mexico Susana Martinez, il senatore “anti-tycoon” dell’Arizona Jeff Flake, e il giovane senatore del Nebraska, Ben Sasse, 45 anni.
















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