L’Ue si spacca sulle nomine
- Redazione
- 2 lug 2019
- Tempo di lettura: 3 min
BRUXELLES/L’ITALIA E I VISEGRAD BOCCIANO IL SOCIALDEMOCRATICO TIMMERMANS
di Patrizia Antonini

BRUXELLES. Nuova fumata nera a Bruxelles sulle nomine per i posti chiave delle istituzioni Ue. Dopo una maratona negoziale dei 28 leader durata diciotto ore, con giostre interminabili di bilaterali che hanno occupato lo spazio di una notte intera, al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk non è rimasto che aggiornare la riunione a oggi di fronte ad un’Europa spaccata e al muro opposto da una decina di Paesi, a partire dall’Italia e dai quattro Visegrad. Sull’altalena si è trovato il primo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, candidato di punta dei socialdemocratici (S&D), figura centrale del cosiddetto pacchetto di Osaka, confezionato ad arte dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron con l’aiuto dei premier olandese e spagnolo Mark Rutte e Pedro Sanchez, tutti esponenti in Consiglio delle famiglie politiche che conducono i giochi. Un progetto finito sugli scogli per la netta opposizione dei V-4, e più in particolare della Polonia di Jaroslaw Kaczynski, padre padrone del partito di maggioranza ultraconservatore Diritto e Giustizia, e del leader magiaro Viktor Orban, che da tempo addita Timmermans come “complice” del filantropo miliardario George Soros nel diabolico disegno per favorire l’immigrazione illegale in Ungheria. Un personaggio, Timmermans, visto come fumo negli occhi dai due Paesi dell’Est soprattutto da quando ha promosso le procedure sullo stato di diritto contro Varsavia e Budapest per le riforme della giustizia varate dai due governi. Diverse rispetto a quelle dei Visegrad le motivazioni addotte ufficialmente da Roma per la bocciatura dell’olandese. “L’Italia non è contro Timmermans, persona di valore e grande esperienza”, ha premesso Giuseppe Conte, che ha invece voluto porre una questione di metodo. “Non possiamo accettare un pacchetto precostituito altrove. Deve essere deciso qui” a 28, ha insistito il premier, che trovandosi davanti l’asse franco-tedesco compatto nel voler imporre una soluzione ‘prendere o lasciare’ ne ha fatto una questione di principio.
D’altra parte lo stesso Conte, che per oggi lavora ad una proposta alternativa, alla riunione ha messo in guardia Merkel e Macron dal “soffiare sull’antieuropeismo” con questo atteggiamento di voler calare le decisioni dall’alto. Ma ad impallinare il piano franco-tedesco - che tra le varie opzioni prevedeva l’arrivo della bulgara Kristalina Georgieva alla presidenza del Consiglio europeo, il bavarese Manfred Weber alla testa dell’Eurocamera e la danese Margrethe Vestager alla guida della diplomazia europea - sono stati anche molti leader del Partito popolare europeo. Esponenti come il premier croato Andrej Plenkovic (che al tavolo vantava qualche ambizione personale), ma anche il lettone Krisjanis Karins, il presidente romeno Klaus Johannis o ancora l’irlandese Leo Varadkar, tutti sostenitori di Weber per la presidenza dell’esecutivo comunitario, hanno letto nella mossa della cancelliera una pugnalata alle spalle al bavarese. Così, in una congiura tutta interna, i capi di Stato e di governo popolari si sono ribellati, facendo apparire isolata Merkel come mai accaduto prima. Anche questo un segno dei tempi. “Nessun candidato aveva la maggioranza”, ha dovuto alla fine ammettere Frau Angela, riconoscendo la necessità di tenere in considerazione le diverse sensibilità “di grandi Paesi come l’Italia”, contro la quale proprio non si poteva votare. Ma Macron è tornato ad incalzare: “Le regole europee devono essere cambiate, non è possibile restare ostaggio di piccoli gruppi. Abbiamo finito questa giornata con quello che si può chiamare un fallimento e credo che abbiamo dato un’immagine molto negativa dell’Europa”.
Oggi l’appuntamento per i leader è alle 11, nello stesso giorno in cui a Strasburgo si riunisce il nuovo Parlamento europeo che mercoledì, ha già fatto sapere, eleggerà comunque il suo presidente, con o senza accordo tra gli Stati.
















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