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L’Ue vuole dettare l’agenda

  • 29 giu 2016
  • Tempo di lettura: 3 min

BREXIT/PRESSING DI BRUXELLES PER L’USCITA “VELOCE” DELLA GRAN BRETAGNA

BRUXELLES. L’Europarlamento spinge a grande maggioranza la Gran Bre- tagna a procedere “senza ulteriori indugi” ad aprire la pratica di divorzio con l’Ue nel rispetto “della volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini” britannici. An- gela Merkel e Matteo Renzi avvisano Lon- dra che non può pensare di avere pieno accesso al mercato unico da una parte e chiudere le frontiere ai migranti dall’al- tra. Jean Claude Juncker riconosce che con il Regno Unito bisognerà costruire “un nuovo rapporto” ma avverte gli ‘amici’ inglesi che “saremo noi a dettare l’agen- da e non chi vuole uscire”.

E questo “senza nascondersi dietro giochi a porte chiuse”. E’ un’Unione dura nei toni e nella sostanza - ma anche concentrata sulla necessità di mettere a pun- to una strategia per voltare pagina, rispondere alle in- soddisfazioni dei cittadini e battere il populismo mon- tante - quella che ha accol- to a Bruxelles per il primo summit post-voto David Cameron, l’artefice di una strategia concentrata su obiettivi di politica inter- na che ha inferto la mazza- ta più pesante mai ricevuta dal progetto di integrazione europea. Un vertice storico, l’ha definito il presidente francese Francois Hollande, perchè per la prima volta “un Paese ha deciso di lasciare l’Ue”. Una sortita che, per il presidente della Bce Mario Draghi, potrà avere un impatto ne- gativo sul Pil anche dello 0,5%. L’unica ‘apertura’ nei confronti di Londra arriva in considerazione del caos totale che sta dominando la scena politica britannica dopo il ‘capolavoro’ di Cameron.

“Diamogli dei margini, la Gran Bre- tagna - osserva il presidente di turno del- l’Unione, il premier olandese Mark Rutte al suo arrivo al Consiglio - è già collas- sata politicamente, economicamente, co- stituzionalmente. Sarebbe irragionevole insistere” per attivare subito la procedura prevista dall’articolo 50 per arrivare al divorzio.

Ma nel frattempo, è l’opinione comu- ne dei leader e dei responsabili delle isti- tuzioni europee, nessun negoziato ‘segre- to’ o dietro le quinte per un’intesa ‘a la carte’. “Ho vietato ai miei direttori gene- rali qualsiasi iniziativa di questo tipo”, dice a gran voce Juncker parlando all’as-

semblea dell’Europarlamento. “Nessun colloquio potrà partire prima della presentazione della richiesta for- male di uscita”, rincara la dose Merkel pur riconoscendo che la Gran Bretagna “deve rimanere un Paese amico e partner”. Per la cancelliera però non è ipotizzabile che “chi vuole lasciare la famiglia pensi di non avere più obblighi ma mantenere i privilegi”. Una posizione pienamente con- divisa da Renzi, secondo il quale “in una famiglia bisogna accettare le cose buone e quelle cattive. Non si può prendere il mercato unico e non l’immigrazione”. Pa- role che servono anche a mettere in guar- dia quei partner che, dietro un’apparente sintonia con la posizione dei ‘big’, nascon- dono atteggiamenti più accomodanti nei confronti di Londra, alleata su cui, fino a venerdì scorso, hanno sempre potuto con- tare Paesi come ad esempio il Portogallo o la Polonia nel condurre le loro battaglie all’interno dell’Ue.

Per il momento, però, le parole d’or- dine sono unità e riforme. Ovvero la mes- sa a punto di una svolta ‘multipla’ sulla

sicurezza comune e il rilancio dell’eco- nomia, in particolare per quanto riguarda gli investimenti e la flessibilità, due ele- menti chiave - a giudizio dell’Italia e non solo - per rispondere ai bisogni dei gio- vani e dei disoccupati.

Temi sui quali in 27 dovranno avviare una riflessione approfondita e tirare le conclusioni in occasione di un vertice in- formale che il presidente del Consiglio Eu- ropeo Donald Tusk ha detto di voler con- vocare per settembre, probabilmente a Bratislava.

In quel prossimo summit si dovrà an- che tornare a parlare di come gestire la crisi dei migranti, uno degli elementi sca- tenanti della Brexit che l’esito del refe- rendum ha fatto passare in secondo piano nell’agenda di ieri e oggi.

Dal Consiglio è venuto il pieno soste- gno alla strategia delineata dalla Commis- sione europea ma si è evitato di indicare quanti e quali soldi dovranno essere spe- si per tradurre in realtà le buone intenzio- ni. E questo mentre migliaia di persone continuano a sbarcare sulle coste italiane.


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