L’Unione bancaria in bilico
- 9 mar 2018
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I paesi del Nord frenano sull’integrazione. Anche l’incognita Italia pesa sul futuro delle riforme Merkel-Macron
BRUXELLES. Con l'arrivo della primavera il vento europeista comincia a scemare, e l'obiettivo di riformare l'Eurozona entro l'anno si allontana sempre di più. Il primo segnale di un'Unione che fatica a stare dietro ai suoi stessi annunci è lo stallo sull'Unione bancaria, ormai conclamato. Messo nero su bianco in una lettera di otto Paesi del Nord, che ritirano fuori anche molte delle argomentazioni pro-rigoriste che sembravano ormai tramontate. Dal rigido rispetto del Patto di stabilità alla ristrutturazione automatica del debito nei Paesi che chiedono aiuti. L'Eurogruppo e l'Ecofin di lunedì e martedì prepareranno l'Eurosummit del 23 marzo, facendo il pun- to proprio sulle riforme. A dicembre i leader Ue avevano previsto di chiudere il dossier Unione bancaria a giugno, e di avviare an- che la riforma del fondo salva-Stati Esm. Ma fonti europee che partecipano ai lavori escludono passi avanti, almeno sul primo punto: "C'è una divergenza, credo che si possa risolvere, ma non adesso". Tutto è bloccato su un pretesto: i ministri stanno discutendo di come si misura la riduzione del rischio, presupposto per andare avanti al passo successivo, la condivisione del rischio, ovvero l'assicurazione comune sui depositi. Ma è ovvio che manca la volontà politica di procedere. Non sono solo gli 8 paesi firmatari della lettera (Paesi Baltici, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Olanda e Svezia) ad ostacolare i progressi.Anche la Germania su questo punto non scioglie ancora la riserva, e non sembra che il nuovo Governo sia intenzionato a farlo. Anche sulle altre riforme dell'Unione economica e monetaria i tempi potrebbero allungarsi dopo il posizionamento degli otto Paesi del Nord, contrari alla direzione che vorrebbe Macron, cioè un bilancio dell'Eurozona e un superministro delle Finanze. Non solo escludono entrambe le cose, ma chiedono che si torni ad un rispetto alla lettera del Patto di stabilità, che si riducano i rischi bancari con cuscinetti adeguati da usare in caso di 'bail in', che si preveda un trattamento regolamentare per le esposizioni ai debiti sovrani e che si studi una ristrutturazione automatica del debito per i Paesi che chiedono aiuto al fondo salva-Stati. E ora sul futuro delle riforme pesa anche il voto italiano: "Siamo felici se si formi presto un governo, ma sembra che non sia così e questo non aiuta" il processo di riforma dell'Eurozona, secondo fonti Ue. E anche quando un Governo ci sarà, non è scontato che faciliti il processo decisionale europeo: "Bisogna vedere che tipo di Governo sarà", concludono le fonti Ue.
















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