La bufala dei voti illegali
- Redazione

- 27 feb 2017
- Tempo di lettura: 4 min

NEGLI USA LA VERA FRODE ELETTORALE È LA SOPPRESSIONE DEL VOTO
La questione di elettori trasportati in “L pullman dal Massachusetts per votare nel New Hampshire è nota a tutti”. Con queste parole Stephen Miller, consigliere di Donald Trump, ripeteva l’asserzione del suo capo sui presunti voti illegali a George Stephanopoulos della Abc. Senza ricevere accertamenti da Miller, Stephanopoulos ha concluso l’intervista dicendo che nessuna prova è stata fornita per fare chiarezza ai suoi telespettatori. Trump aveva ripetuto la stessa falsità in una riunione con senatori repubblicani. Secondo il 45esimo presidente, senza i voti illegali sia lui che la candidata repubblicana al Senato Kelly Ayotte avrebbero vinto nel New Hampshire. Si tratta di accuse senza prove, secondo Bill Gardner, il segretario del New Hampshire, incaricato delle elezioni nel suo Stato. Ambedue Trump e Kelly avrebbero potuto richiedere un riconteggio dei voti ma non lo hanno fatto. La sconfitta nel voto popolare brucia a Trump che ha ripetuto la bufala dei voti illegali parecchie volte promettendo un’investigazione sulla questione. Il fatto che la notizia del voto popola- re non sia scomparsa dalla circolazione ci conferma non solo l’insicurezza di Trump sulla sua incompleta vittoria ma anche una strategia per intensificare la soppressione al voto dei gruppi minoritari in future elezioni. La bufala dei voti illegali come trampolino alla soppressione dei voti è uno strumento classico dei repubblicani. Ventuno Stati hanno recentemente introdotto disegni di legge che limi- terebbero il voto colpendo ovviamente i gruppi minoritari. Con la scusa della frode elettorale, questi Stati, dominati da legislazioni repubblicane, renderebbero il voto più difficile limitando le giornate in cui è possibile votare come pure richiedendo ulteriori documenti per provare l’eleggibilità al voto. Il metodo più “efficace” della soppressione del voto è il requisito della carta d’identità richiesta da 32 Stati per votare. Ottenere questo documento non è facile per i più poveri per ragioni burocratiche. Secondo uno studio 300 mila cittadini eleggibili al voto in Wisconsin non sono in possesso di carta d’identità. Considerando il fatto che Trump ha sconfitto Hillary Clinton nel Badger State con un margine di 23 mila voti si può capire perché i democratici credono che più democrazia c’è in America meglio è per loro e ovviamente per il Paese. I repubblicani, invece, che controllano il potere esecutivo e legislativo in Wisconsin, la vedono diversamente. Il mito della frode elettorale continua a crescere con le frequenti dichiarazioni di Trump ma i fatti ci dicono che il voto in America è quasi totalmente assente di inciucio. Secondo uno studio della Loyola Law School di Los Angeles su un miliardo di voti solo trentun casi di frode sono stati rilevati. Quando un caso rarissimo viene a galla le pene sono severissime. Una residente legale di origine messicane ha votato illegalmente in Texas ma è stata scoperta e condannata a sedici anni di carcere e una multa di 5 mila dollari. La donna ha votato nelle primarie repubblicane e ha sostenuto Trump anche nell’elezione generale. In uno strano senso Trump e i repubblicani hanno ragione. La frode elettorale in America esiste e si chiama soppressione al voto che ha lunghe radici specialmente nel sud. Dopo l’emancipazione degli afro-americani a conclusione della Guerra Civile nel 1865 le leggi locali e statali di Jim Crow continuarono la discriminazione razziale imponendo severi limiti ai diritti civili. Negli anni 60, per esempio, un afro-americano aveva bisogno dell’appoggio di un bianco benestante per iscriversi alle liste elettorali dell’Alabama. Il Civil Rights Act del 1964 contribuì notevolmente a ridurre la discriminazione razziale eliminando molti degli ostacoli all’esercizio del voto. Sfortunatamente nel 2013 la Corte Suprema ame- ricana ha indebolito i provvedimenti di questa legge citando i progressi già fatti. Si tratta di un passo indietro per la democrazia americana che sotto alcuni aspetti non viene applicata totalmente anche per il prevalente cinismo sui politici e sulle inefficienze del governo specialmente auspicati dai repubblicani. Nell’elezione presidenziale del 2016 solo il 55 percento degli americani iscritit nelle liste elettorali ha votato e in quella di midterm del 2014 la cifra è scesa al 37 percento. Il problema in America non è la frode elettorale ma il fatto che molti americani, specialmente membri dei gruppi minoritari, non votano. Questa situazione fornisce vantaggi ai repubblicani ma le nuvole dei cambiamenti demografici rappresentano sfide per il Gop che continua a basare le sue vittorie sui voti degli elettori bianchi la cui percentuale però continua a diminuire. Nel 2000 i bianchi rappresentavano il 78 percento dell’elettorato mentre nel 2016 solo il 69 percento. Secondo previsioni del Pew Research Center questo trend continuerà e nel 2055 i bianchi rappresenteranno il 46 percento dell’elettorato e il 54 percento andrà ai gruppi minoritari. L’altra ombra per i repubblicani viene rappresentata dai millennials, i giovani nati dopo il 1980, i quali tendono ad essere più liberal dei loro padri e nonni. Nell’elezione del 2016 Trump è riuscito a vincere principalmente con il supporto dei bianchi. Per continuare ad avere successo al livello presidenziale i repubblicani dovranno continuare a ridurre il numero di elettori minoritari con la soppressione del voto oppure creando alleanze con alcuni dei gruppi minoritari che fino ad adesso sono in grande misura nel campo dei democratici. La soppressione al voto è una macchia interna al nostro sistema democratico. L’altra ombra sull’elezione del 2016 ci è stata imposta dall’hackeraggio russo che richiede un’analisi più completa.
















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