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La caccia dei sette miliardi

  • 27 ago 2017
  • Tempo di lettura: 3 min

MANOVRA/SI LAVORA PER EVITARE GLI AUMENTI DI IVA E ACCISE. POI MISURE PER GLI UNDER 29


ROMA. Spingere le assunzioni dei giovani. Sostenere gli investimenti, pubblici e privati. E rafforzare gli strumenti contro la povertà. Alla riapertura degli uffici è già ben delineato il menù della prossima legge di bilancio e il governo dovrà trovare tra i 15 e i 20 miliardi per riuscire a mantenere tutti gli impegni, compresi gli aumenti per gli statali e, soprattutto, lo stop a qualsiasi aumento di Iva e accise.

Per le coperture non basteranno infatti lo sconto di circa 9 miliardi già ottenuto in sede europea, e assorbito per intero dalle clausole, e la crescita più sostenuta del previsto, che potrebbe portare un beneficio nel 2018. Visti i margini a questo punto ridotti sul deficit, le voci principali che l'esecutivo sta esplorando per reperire i fondi restano la spending review, che secondo le prime indiscrezioni potrebbe portare una dote di circa 2 miliardi, oltre alla lotta all'evasione a partire dall'estensione della fatturazione elettronica tra privati, mentre una mano potrebbe arrivare anche da un buon esito dell'operazione di rottamazione delle cartelle. Il governo, secondo le ultime indiscrezioni, starebbe esplorando anche l'opportunità di accelerare l'asta per le frequenze 5G, che potrebbe portare nelle casse dello Stato fino a 2 miliardi. Ecco in sintesi i capitoli della prossima manovra: ANCORA 7 MLD PER EVITARE CLAUSOLE: le clausole partivano da 19,7 miliardi, ma il peso si è via via ridotto, grazie anche agli effetti strutturali (3,8 miliardi) della 'manovrina'. Ieri per scongiurare aumenti di Iva e accise vanno trovati

ancora poco meno di 7 miliardi. Al momento servono poi altri 1,7 miliardi per portare il deficit all'1,2% dall'1,3% tendenziale. Il target dell'indebitamento, però, sarà rivisto con la nota di aggiornamento al Def, che terrà conto dello sconto dello 0,5% (dallo 0,8% allo 0,3%) sulla correzione del deficit strutturale. Altri 2-3 miliardi serviranno per finanziare le spese indifferibili (come le missioni internazionali).

GIOVANI, ALMENO 1 MLD PER SCONTI PERMANENTI PER IL LA VORO: l'intervento 'minimo', un taglio

del 50% per tre anni dei contributi per i neoassunti under 29, con un tetto a 3.250 euro. La misura costa circa 1 miliardo (900 milioni) il primo anno, 2 miliardi a regime dal 2019. In alternativa si è parlato anche di un intervento in due step: il dimezzamento dei contributi, ma per 2 anni, seguito da un taglio strutturale del 3-4%, con l'asticella dell'età che innalzata agli under 32 ma ci sono problemi di compatibilità con le regole europee che non vogliono discriminazioni per età. Di sicuro ci saranno 'paletti' per evitare licenziamenti con i quali fare posto alle nuove assunzioni col bonus. Obiettivo, 300mila assunzioni nel 2018. 1,2MILIARDIPERGLIAUMENTIDA 85 EURO AGLI STATALI: il rinnovo dei contratti riguarda 3 milioni di dipendenti pubblici. Per la Pa centrale sono stati stanziati 1,2 miliardi con le precedenti manovre. Per garantire gli aumenti medi di 85 euro ne servono altrettanti.

ALTRI 1,6 MLD PER LOTTA A POVERTÀ: il Rei, il reddito di inclusione di massimo 485 euro mensili, debutta nel 2018 ed è finanziato al momento con 2 miliardi l'anno e una platea potenziale di 660mila famiglie. Il governo punta a raddoppiare i fondi e ad ampliare la platea oltre a rafforzare i servizi per sostenere la parte 'attiva' del nuovo strumento. INDUSTRIA 4.0, FINO A 1,5 MLD ANCHE PER FORMAZIONE: con la manovra dovrebbe arrivare una conferma degli incentivi agli investimenti che hanno funzionato (a partire dall'iper ammortamento al 250%). Le risorse potrebbero arrivare fino a un miliardo e mezzo. Un bilancio sarà fatto dalla cabina di regia guidata dallo Sviluppo economico il 19 settembre. Il ministro Calenda ha annunciato anche un nuovo "potente" incentivo da concedere alle imprese che fanno investimenti incrementali nella formazione digitale dei dipendenti (la dote di partenza dovrebbe essere 350 milioni).


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