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La Calabria rimane in ostaggio 'Ndrangheta , 169 arresti

  • 10 gen 2018
  • Tempo di lettura: 1 min


CROTONE. Dall'accoglienza ai migranti alla fornitura di vino e preparati per la pizza a ristoranti in Germania, dal taglio di alberi al turismo, dalla vendita del pescato dei porti di Cirò Marina e Cariati (Cosenza) alla raccolta e riciclo di materie plastiche e rifiuti solidi urbani. Niente sfuggiva alla mire fameliche della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina che andava a braccetto con la politica e si avvaleva di imprenditori compiacenti se non collusi. É lo spaccato emerso dall'operazione Stige che ha portato all'arresto di 169 persone tra Calabria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Germania. Ed in carcere sono finiti anche tre sindaci, uno dei quali, quello di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla, è anche presidente della Provincia di Crotone. Un ruolo, quello dei rappresentanti di istituzioni locali, che l'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Crotone, delinea in modo diverso dal passato: non più politici che vanno a chiedere il voto alle cosche in cambio di favori, ma veri e propri uomini delle 'ndrine fatti eleggere per tutelare gli interessi economici dell'organizzazione. Emblematico, secondo gli investigatori, il caso dello stesso Parrilla e dell'ex sindaco di Cirò marina Roberto Siciliani. Il primo è stato eletto nel 2006 e nel 2016 ed il secondo nel 2011. Entrambi, secondo l'accusa, fortemente legati ad esponenti del "locale" di Cirò, i boss dei Farao-Marincola, quando i due si sono ritrovati su fronti politici opposti


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