La famiglia chiede chiarezza
- Redazione

- 30 lug 2019
- Tempo di lettura: 2 min
SIRIA/SUL RAPIMENTO DI DALL’OGLIO RIMANGONO DEI PARTICOLARI TRASCURATI

ROMA. C’è un particolare emerso su padre Paolo Dall’Oglio, il gesuita romano scomparso in Siria sei anni fa, che la famiglia ha riportato all’attenzione, nell’anniversario della sparizione, muovendo anche l’accusa che sul religioso non si sia indagato abbastanza: la valigia che padre Paolo aveva con sé quando è partito l’ultima volta.
“Solo nel 2018 siamo rientrati in possesso dei beni personali di Paolo, una piccola valigia che ha lasciato a Raqqah - ha spiegato una delle sorelle, Francesca, parlando in un incontro all’associazione della Stampa estera -, che però era in possesso degli investigatori in Italia fin dal luglio 2014. Ci siamo arrivati da soli, bastava che ci dicessero che qualcosa di Paolo c’era in Italia”.
Il contenuto, lo riporta la stessa Francesca: “C’erano il suo zucchetto, il suo portafoglio, delle schede telefoniche qual- cosa che ha potuto vedere la sua mamma”. Francesca ha ricordato che Dall’Oglio era un cittadino italiano, “romano”, ha sottolineato, e, insieme ai fratelli Immacolata e Giovanni, ha di fatto mosso l’accusa che sulla vicenda del fratello non si sia inda- gato a sufficienza da quando Raqqah è stata liberata già nel novembre 2017.
“Le ultime notizie? - ha anche aggiunto prevenendo la domanda scontata, visto che nel febbraio di quest’anno si era parlato sulla stampa internazionale di una presunta trattativa per la liberazione del gesuita insieme ad altri due ostaggi - Noi non abbiamo nessuna conferma, né vivo, né morto”.
“Perché - si è chiesta ad esempio - non è stato sentito il segretario di Paolo? E perché non si è ricostruito bene l’iter di questa valigia una volta che è stata ritrovata? Il cammino di questa ‘sacchetta’ è qualcosa che ha interrotto un po’ dentro di me il cammino di fiducia che avevamo avviato con chi se ne doveva occupare. La notizia della valigia di Paolo è uscita nel luglio 2017 in un articolo straniero che parlava in realtà di due bagagli lasciati a Raqqah da Paolo.
Questa di cui parliamo è la più piccolina, l’articolo diceva che doveva essere portata al consolato italiano di Gazantiep, in Turchia e poi non si sapeva altro. Per noi è stato un fulmine a ciel sereno. Il consolato poi non esisteva. Siamo poi riusciti a sapere che questa valigia era arriva- ta a un fuoriuscito in Francia e noi eravamo pronti ad andare da lui”.
“Lui - ha proseguito - ha dato la valigia ai nostri servizi italiani, nel momento in cui noi abbiamo detto che andavamo ci è stato detto, scusandosi che sì, in effetti, era arrivata ai servizi italiani e poi era finita in un sotterraneo essendo stata data al magistrato Sergio Colaiocco che si occupa del caso. Abbiamo fatto istanza per andare a ritirare questa sacchetta e l’abbiamo avuta”.
“La speranza è viva - ha detto l’altra sorella, Immacolata - perché noi siamo malati di speranza. Alle volte tutto può succedere, ma Paolo non è più nelle nostre mani, è nelle mani di altri”.
















Commenti