La famiglia va in prigione
- 25 apr 2018
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MORTE DI SANA/ARRESTATI PADRE, FRATELLO E UN CUGINO. CORPO RIESUMATO: OGGI L’AUTOPSIA
BRESCIA. Dall'iscrizione nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio e sepoltura senza autorizzazione, al fermo e ora all'arresto. "Lo zio, il padre e il fratello di Sana sono in custodia della polizia locale. È ufficiale" ha detto il segretario della comunità pakistana in Italia RazaAsif parlando del caso della 25enne Sana Cheema morta in patria lo scorso 18 aprile. Cittadina italiana aveva lasciato Brescia, dove era cresciuta, a novembre. Non voleva accettare il matrimonio combinato che il padre pensava per lei e per questo sarebbe stata uccisa. Il giudice distrettuale Uzma Chughtai ha accolto la richiesta di autopsia. Stamattina, il corpo della giovane sarà riesumato e messo a disposizione dei medici che avranno in compito di capire come è morta. Nel frattempo, resta presidiata dalle forze di polizia il luogo di sepoltura, a Kot Fath, in una zona diversa da quella di Mangowal, dove la famiglia di Sana abita e dove sono stati sepolti i parenti deceduti in passato. Oltre a Mustafa Ghulam, il padre 55enne, al fratello Adnan Cheema, non ancora 31 anni, e uno zio, Iqbal Mazhar, è coinvolto anche un cugino di Sana che avrebbe trasportato il cadavere fino al luogo di sepoltura, e il medico che ha firmato il certificato di morte. "È stato proprio il medico ad accusare i familiari più stretti della 25enne" fa sapere il segretario della comunità pakistana in Italia che è in stretto contatto con il Pakistan. "Ho parlato con le autorità pakistane chiedendo di avere la versione ufficiale: mi hanno confermato i tre arresti" ha spiegato Asif. Notizia poi confermata dalla autorita locali. Attivatasi per le notizie provenienti dall'Italia, la polizia pachistana ha inviato a Mangowal un team di due ispettori che hanno confermato l'omicidio. Nel rapporto inviato lunedì ai suoi superiori, il vice ispettore di polizia Muhammad Ahsan ha verificato che la ragazza in questione, "Sana Cheema, è figlia di Ghulam Mustafa, residente a Kot Mangowal Gharbi". "Ho potuto appurare - ha poi aggiunto - che si tratta di una giovane di 26-27 anni, di nazionalità pachistana ed italiana, che era temporaneamente ritornata in Pakistan". "Nella notte del 18 aprile - si dice ancora - il padre Ghulam Mustafa, lo zio Mazhar Iqbal ed il fratello Adnan hanno ucciso la ragazza insieme ad altri seppellendola poi in segreto". Per cui, conclude, le persone citate "uccidendo l'innocente Sana Cheema e inumandola segretamente hanno commesso un reato punibile in base agli articoli 302 e 201 del codice penale pachistano", relativi all'omicidio e all'occultamento di cadavere. Padre, zio e fratello, secondo fonti locali nella serata di lunedì, quando già non potevano lasciare il Pakistan, avrebbero tentato la fuga verso l'Iran, ma sono stati bloccati. La Procura di Brescia ha intanto aperto un'inchiesta, al momento senza ipotesi di reato e neppure indagati, affidata al sostituto procuratore Ambrogio Cassiani che si metterà in contatto con l'Ambasciata italiana ad Islamabad per avere tutta la documentazione sul caso. "Non pensavamo potesse sbloccarsi la vicenda" dice un coetaneo e connazionale di Sama. "Senza la pressione dei media non avrebbero mai autorizzato l'autopsia" aggiunge parlando dal quartiere Bresciano di Fiumicello dove la ventenne ha vissuto e lavorato fino a pochi mesi fa.
















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