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La Lega vuole correre da sola

GOVERNO/PARTONO I GIOCHI IN PARLAMENTO, SI TESSE LA TELA PD-CINQUE STELLE

di Serenella Mattera



ROMA. Su questo si gioca ora la crisi in Parlamento. Matteo Salvini accelera, invita Conte ad andare alle Camere per essere sfiduciato, e gli chiede anche di farlo subito, nel tentativo di bruciare i giochi sempre aperti per tenere in vita la legislatura. L’obiettivo della Lega sono le urne a ottobre, magari da soli, nonostante Fi e Fdi già spingano per un’alleanza. Prima delle alleanze, però, c’è lo scioglimento delle Camere. E un possibile tentativo di ribaltone. Ci si proverà, scommettono da più parti: si sono intensificati, nelle ultime ore, i contatti tra M5s e la parte del Pd più sensibile alle sirene di un’alleanza giallorossa. Nicola Zingaretti dice no e i renziani ufficial- mente restano per la linea del “senza di me”.

Ma le Camere sono piene di deputati e senatori che corrono il grande rischio della non rielezione. Se Conte sceglierà davvero, come sembra, di parlamentariz- zare la crisi e presentarsi alle Camere lo farà, sostengono più fonti, per vedere quali numeri ha, anche in prospettiva futura.

Potrebbe essere lui, neanche candida- to alle elezioni del 2018, uno dei protagonisti della nuova stagione politica. I “peones” della diciottesima legislatura potrebbero inoltre vedere in lui l’ultimo baluardo per non andare subito a casa. L’altra soluzione è un esecutivo tecnico, ma sarebbe un suicidio politico per qualsiasi partito. Quando sente Roberto Fico e vede i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli in mattinata, a Luigi Di Maio è già chiaro quello che i leghisti sanno da mercoledì notte: Salvini vuole il voto.

E infatti in mattinata il leader M5s già sfodera un argomento da campagna elettorale: il 9 settembre, ricorda, si dovrebbe votare in via definitiva la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari ma se la Lega la fa saltare aprendo la crisi dimostra di essere “contro il cambiamento”.

I leghisti fanno spallucce: andranno al voto, sono sicuri, con il vento in poppa e con l’arma in tasca di promesse come la flat tax o, per il Nord, l’autonomia. Da qui al voto, ci sono gli ultimi giochi parlamentari. Salvini prova a neutraliz- zarli spingendo per una crisi lampo: avrebbe ottenuto la rassicurazione che anche Nicola Zingaretti vuole andare al voto. Il segretario del Pd lo dice con nettezza: “Siamo pronti alla sfida, lavoriamo da subito per chiamare a raccolta le forze dell’Italia migliore”. Ma una parte del Movimento 5 stelle e una parte del Pd si parlano: non è un mistero né una novità. Tra i Dem sarebbero già in azione pontieri come Dario Franceschini o Graziano Delrio.

E tra gli stessi renziani, timorosi di essere esclusi dalle liste gentiloniane, ci sarebbe più di una tentazione. Le prossime ore si annunciano di grande attivismo dentro i partiti. Per dire, i renziani

avevano in cantiere la scissione, magari già a settembre ma impossibile essere pronti per il voto a ottobre. Quanto al centrodestra, sono i forzisti, lacerati da una scissione in atto, i più restii al voto. Un dirigente leghista avverte che anche loro potrebbero “tradire”, sposare un governo alternativo per non andare alle urne. Ma ai vertici di FI è alla alleanza con Salvini che si lavora.

Al tentativo, che farà anche Giorgia Meloni, di convincere i leghisti che presentarsi insieme nei collegi uninomi- nali conviene a tutti. Circola un sondaggio secondo cui con i dati di oggi il centrodestra unito avrebbe 134 collegi uninominali (342, se sommati a quelli del proporzionale), il M5s sei seggi uninomi- nali, sei anche il centrosinistra (2 in Toscana e 4 in Emilia Romagna).

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