La Sdp apre ai colloqui con la Merkel
- Redazione

- 5 dic 2017
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Grose Koalition/Si va verso un’intesa ma a decidere sarà il partito

BERLINO. "Chi non capisce i compromessi, non ha capito la democrazia". Le parole del loro guru di un tempo, Helmut Schmidt, circolano di nuovo in questi giorni nella Willy-Brandt Haus, a Berlino, dove il presidio dei socialdemocratici tedeschi ha votato a favore dei colloqui con l'Unione di Angela Merkel, in vista di una soluzione della crisi politica, in cui è finito il Paese, dopo il fallimento delle trattative 'Giamaica’ per il governo.
La parola decisiva spetta comunque alla base del partito, che voterà sulla mozione dei vertici - nella quale si apre anche all'ipotesi di una Grosse Koalition - al Congresso al via giovedì prossimo nella capitale.
Ma è chiaro che, rispetto all'ostinazione con cui rifiutò l'idea di un terzo matrimonio con la cancelliera il 24 settembre (quando il partito crollò al 20,5% dei consensi), Martin Schulz abbia dovuto cambiare completamente linea. E il voto di ieri, unanime (con una sola astensione), ha reso ufficiale questo vistoso dietrofront, che per molti equivaleva a un'irreparabile "sconfessione".
Intanto la scelta che potrebbe cambiare le sorti della Germania, facendo sperare l'Europa dei riformisti e della sponda sud, è passata in secondo piano, surclassata dalla decisione dello storico numero uno della Csu, il partito gemello bavarese della Cdu, Horst Seehofer, il quale rinuncerà alla presidenza del Land a partire dal primo trimestre del 2018, facendo spazio al suo scalpitante ministro delle finanze Markus Soeder.
La successione è l'esito di una logorante lotta di potere, e ad uscirne vincitore è un politico spregiudicato, che è riuscito a raggiungere il suo obiettivo, perseguendolo con assoluta tenacia. Uno di quei falchi che potrebbero far rimpiangere il predecessore, con tutti i suoi difetti. Seehofer resterebbe però alla guida del partito, e potrebbe ambire a un ministero, in un'eventuale coalizione a guida Unione.
Al tavolo della cosiddetta "GroKo" - i colloqui "dal risultato aperto", come vengono sempre definiti, potrebbero iniziare già la settimana prossima - le trattative sono intanto chiaramente avviate, almeno da parte dell'Spd, che sta mettendo i suoi paletti. Schulz ha sottolineato ieri che l'obiettivo è imporre i temi "essenziali" dei socialdemocratici, portando a casa il "massimo risultato" pos- sibile. "Non può essere indifferente all'Spd se si arriva ad un governo o se si torna al voto", si legge nella mozione che sarà presentata alla base. Per questo "ci sentiamo obbligati a sondare se e in quale modo l'Spd possa condivide- re un nuovo governo".
L'Spd si batterà dunque per le rivendicazioni del suo programma originario: su pensioni, salari, la cosiddetta assicurazione civica, gli investimenti per istruzione e Comuni, e soprattutto per "un'Europa sociale e solidale". "Prendiamo sul serio le riflessioni dei nostri vicini europei", ha anche detto l'ex presidente del Parlamento dell'Ue, rispondendo a una domanda sulle pressioni arrivate da Parigi. Proprio le sollecitazioni di Emmanuel Macron e Alexis Tsipras, che hanno avuto più contatti con Schulz, per spingere sulla necessità di avere un governo europeista e favorevole alle riforme, giocano un ruolo decisivo nelle scelte di Schulz, in questi giorni. Adesso però bisogna convincere il partito, diviso, e la missione non è scontata. I giovani dello Iuso hanno già annunciato battaglia.
















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