La sirena suona per Trump
- Redazione

- 27 ago 2019
- Tempo di lettura: 2 min
ALLA CASA BIANCA REGNA IL NERVOSISMO IN VISTA DELLE PRESIDENZIALI
di Alberto Pasolini Zanelli

Alla Casa Bianca regna nervosismo accompagnato dalla fretta di affrontare le cose più dif- ficili. Però non c’è panico e le preoccupazioni sono ammesse apertamente o quasi e trovano risposte immediate e in molti casi altrettanto sonore e anch’esse esagerate. Negli ultimi tre o quattro giorni gli americani hanno avuto l’occa- sione di sbirciare la paginetta degli appunti più urgenti sul tavolo con le notizie per il Presidente. Vengono un po’ dappertutto. Dalla Cina con la quale un confronto e un compromesso si fanno sempre più urgenti e allo stesso tempo più diffi- cili. È la cosa cui l’inquilino della Casa Bianca tiene di più e presumibilmente anche di più pre- occupa ma è anche quel che accumula le difficol- tà di cui Trump si sforza di parlare il meno possi- bile.
A preoccuparlo, e ad angosciare i suoi sudditi, è l’impressione che questa volta l’accordo si faccia più difficile e più lontano, proprio adesso che non ha molto di militare e tutto di finanziario. Da quando questo presidente repubblicano sie- de alla Casa Bianca, le cose sono andate molto bene per i portafogli dei suoi cittadini, quelli da cui tradizionalmente gli americani guardano quan- do si devono decidere per chi votare. Era boom o quasi e adesso si balenano delle incrinature, più spesso nate da un inquietante ritardo nelle trattative fra Washington e Pechino, quelle ne- cessarie per il ristabilimento dell’equilibrio fra due “giganti” che scoprono un mondo troppo lento a decidere e incamminato nella direzione più scomoda. Un bell’accordo fra Trump e Xi Jingping alleggerirebbe le altre “crisi” del piane- ta, grandi e piccole, le une e le altre maledetta- mente scomode durante una campagna elettora- le. Non solo i cinesi, ma anche gli afghani che sono stati fino a pochi giorni fa sull’orlo di un pacifico compromesso fra due fazioni tutt’altro che pacifiche: i “gerarchi” che aiutarono Bin Laden e quelli ancora più estremisti che si cerca di ammansire ma che passano le giornate a organizzare stragi.
Notizie inquietanti da Hong Kong, da ormai un mese in rivolta con il timore che il potere di Pechino perda la pazienza e reinstauri i metodi di piazza Tienanmen. Notizie imbarazzanti da un Paese amico come Israele il cui primo ministro, anche lui in fase preelettorale, è costretto a vie- tare a una neodeputata di Washington il per- messo per andare a salutare una nonna palesti- nese vecchia e malata. Pare che a consigliarlo non siano stati i suoi, ma proprio Donald Trump dalla Casa Bianca che con Netanyahu ha incro- ciato per giorni i sì e i no, le raccomandazioni e gli ordini. Notizie preoccupanti dall’Europa, pro- prio sull’economia e proprio dalla Germania che da tanti anni è stata la prima della classe e ades-
















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